Il caso
Truffa con i cani della Royal Family
Chiesti altri 10 anni e mezzo di reclusione per il mago delle truffe Roberto Meocci. In questo caso l'affare proposto era la produzione di una linea di cosmetici e di altri articoli esclusivi per i cani della Casa Reale. E la mente va subito ai corgi che amava Elisabetta. Una prospettiva apparsa allettante all'imprenditrice fiorentina caduta in trappola, che ha seguito i consigli e le richieste del finto avvocato Roberto Menarini, come si era presentato il sessantenne di Arezzo originario di Sinalunga, attualmente in detenzione domiciliare in città per motivi di salute controllato dalla polizia. Ovviamente la storia dei cani della Regina d'Inghilterra era una bufala, correvano gli anni 2020 e 2021 e alla donna ingannata, quell'illusione costò 80 mila euro.
Ieri a Firenze nell'ennesimo processo a Meocci la procura ha formulato la richiesta di pena che suona come una stangata. Dieci anni e sei mesi di galera. I reati oltre alla truffa sono la sostituzione di persona e soprattutto l'associazione a delinquere. Coinvolti nel processo sono infatti anche la moglie di Meocci (chiesti 8 anni e 6 mesi) e due collaboratori (la richiesta del pm è di 3 anni e 6 mesi). La sentenza arriverà a giugno.
Intanto il passaggio giudiziario consente di accendere i riflettori su quest'altra perla, si fa per dire, tratta dal campionario di Meocci, al quale senza dubbio non fanno difetto fantasia, creatività e capacità persuasive. Un artista, se non si trattasse di episodi criminosi sfociati già in un cumulo di condanne (che era arrivato a 21 anni poi ridotti).
La sceneggiata sarebbe stata messa in scena, intanto, avvalendosi del cognome Menarini, che riecheggia la famiglia di imprenditori farmaceutici. Gli incontri propiziati con la vittima sarebbero avvenuti in hotel a cinque stelle e ristoranti notissimi. La titolare di una ditta specializzata nella vendita di prodotti per cani e cavalli (abbigliamento, shampoo, accessori) prestò la disponibilità allo sviluppo di “progetti sulla cosmesi”. Meocci era elegante, forbito, convincente. Avvalendosi dei collaboratori, con ruoli vari, il finto Menarini prefigurò alla malcapitata di aver trovato un aggancio speciale per entrare nelle farmacie di Gran Bretagna, Dubai e Grecia, dopo che i campioni dei prodotti avevano ottenuto riscontri positivi. Ovviamente servivano dei bonifici per aprire una linea di credito da 900 mila euro nel Regno Unito. La start up creata dall'imprenditrice - che nel processo è assistita dall'avvocato Niki Rappuoli, parte civile - poggiava sul nulla. Era fumo anche il contatto telefonico con un certo sir George Stephan Jim Radcliffe che voleva l'esclusiva per i prodotti come “fornitore ufficiale” dei Windsor. Solo dopo un po', a fronte dei pagamenti e dei mancati affari, è caduto il velo sul cumulo di bugie.
Ora il processo. Meocci (ad aprile condannato a 4 anni in primo grado per certificati medici falsi prodotti al tribunale di Arezzo) è difeso dagli avvocati Fabio Andreucci e Francesco Cherubini che, in punta di diritto, a fronte di truffe confessate, puntano a far cadere l'associazione a delinquere, sostenendo il banale concorso nel reato. Cosa che, se accolta, ridurrebbe di molto l'entità della pena. Alla prossima puntata della Meocci story.
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