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L'addio al campione

"Io e Zanardi, i suoi complimenti e la collanina che ci unisce". I ricordi del ciclista Fabianelli

L'ex corridore Daniele Bennati: "Uno come lui non se ne va mai davvero". Prima della curva disse: "E' un giorno bellissimo"

Luca Serafini

03 Maggio 2026, 06:43

Zanardi

Zanardi con Fabianelli e la sua famiglia

Zanardi mi chiamava affettuosamente stakanovista perché io sono uno che non si tira mai indietro: do sempre il massimo”. Enrico Fabianelli, cicloamatore, uno degli atleti del gruppo di Alex, ricorda commosso il campione che non c'è più, il pilota capace di rialzarsi dopo aver perso le gambe, diventato campione paralimpico, morto a 59 anni dopo l'incidente in handbike di quasi sei anni fa. “Alex mi incoraggiava dicendomi: ‘grande!' ‘non mollare!' Di lui mi resta una grande lezione di vita”, aggiunge Fabianelli, carrozziere, 40 anni il 9 maggio, la sclerosi multipla tenuta a bada grazie alle cure. “E mi resta la collanina uguale alla sua che ci donarono quel 19 giugno 2020”.

Sembrava il giorno perfetto. Ma non lo fu. Era una tappa della staffetta Obiettivo Tricolore attraverso l'Italia che si riprendeva dallo choc del Covid. Atleti paralimpici da Firenze alla Valdichiana, tra loro Fabianelli, con arrivo previsto a Montalcino. Il passaggio a Castiglion Fiorentino fu una festa. Porta Fiorentina come l'arco di trionfo. Zanardi testimone della resilienza nella vita e nello sport. Campione senza gambe, con due braccia potenti, cuore, volontà, motivazione. E un sorriso magnetico sotto la mascherina che ancora in quel periodo indossavamo.

A riceverlo fu il sindaco Mario Agnelli in bici e con fascia tricolore. Ieri, onorato per quella mattinata trascorsa assieme a Zanardi, dalla gioia al dramma, ha espresso il cordoglio alla moglie Daniela e alla famiglia.

E a scortare Alex c'era Daniele Bennati, da poco sceso dalla bicicletta dei professionisti, perfetto in maglia azzurra. Ieri su Instagram il Benna ha scritto: “Di Alex Zanardi porterò sempre con me la sua forza e il suo modo di affrontare la vita. Uno come lui non se ne va mai davvero, perché ha lasciato qualcosa dentro a ognuno di noi. Il suo esempio continuerà a vivere, ogni giorno”. Uomini di sport. Amici. Quel 19 giugno, nel Senese, prima della curva dello schianto con la handbike, sulla statale 146 tra Pienza e San Quirico, Alex aveva detto a Bennati e agli altri che lo affiancavano in bici: “Ragazzi, oggi è uno dei più bei giorni della mia vita”.

Quando ci fu lo scontro Enrico Fabianelli, ciclista del gruppo di Alex Zanardi Obiettivo 3, era più indietro. “Mi ero fermato perché ci scattavano delle foto a Pienza” ricorda. “Ripreso il percorso, scendendo verso San Quirico d'Orcia ho cominciato a trovare delle auto ferme, più avanti c'era l'incidente. Terribile. Non riuscivo a crederci. Non poteva essere vero”.

Solo poco prima il passaggio dalla sua Castiglion Fiorentino, con l'accoglienza festosa della gente. Gioia, pelle d'oca. La foto con il campione sotto le Logge Vasariane in piazza del Comune, insieme a moglie e figlioletto. Il messaggio era chiaro ed era arrivato dritto: la rinascita in tutti i sensi. “Avevo conosciuto Alex Zanardi tempo prima - riprende Fabianelli - e partecipavo, fiero, alle sue manifestazioni. Un bellissimo rapporto con lui. Eccezionale, semplice, di grandi valori. Un campione, un uomo vero”. E transitando dalla frazione di Brolio ci fu un momento particolare. “A riprova della stima verso Zanardi, un artigiano ci fermò per donare a lui e a me delle collanine con l'Italia raffigurata nel ciondolo a forma di cuoricino. Le ricevemmo con grande soddisfazione. Alex era entusiasta. La sua chissà dove è finita. La mia la conservo gelosamente e mi lega per sempre a lui”. Fabianelli sospira: “Ho saputo la notizia mentre ero a Gualdo Tadino per una corsa di mountain bike, il mio sport; ci sono rimasto male, Alex è una di quelle persone che pensi possa sempre farcela, un eroe invincibile... Ma la vita è così.”

Cordoglio anche a Foiano, che fu il centro successivo visitato da Alex Zanardi prima di entrare in provincia di Siena. Comune, Bike Project e Circolo Arci Renzino curarono l'accoglienza. “Ricordiamo non solo un grande campione, ma una persona capace di trasmettere energia, coraggio e umanità” dice il sindaco Jacopo Franci. “Il suo esempio continuerà a vivere anche nel ricordo della nostra comunità”.

La carovana proseguì. La curva, lo scontro. Gravissimo alle Scotte di Siena. Le operazioni. Il trasferimento al nord. Il risveglio, la riabilitazione con accanto la famiglia. Fragilità e tenacia a contrapporsi fino all'ultimo.

C'è un altro legame forte tra Alex Zanardi e il territorio aretino. Nel 2015 tra gli studenti del quarto anno alla Cittadella della Pace. “Alex, cogliendo il valore della nostra iniziativa portò il suo straordinario messaggio sul valore della sfida” dice Franco Vaccari, padre e presidente di Rondine. “Il campione portò i suoi valori ai nostri giovani, lì stimolò, rimase colpito dalla cittadella che gli feci visitare a bordo dell'auto elettrica”.

Se ne va un invincibile. Onore ad Alex Zanardi, che esce di scena, non da sconfitto, e cede il testimone a chi vuol proseguire la staffetta del coraggio.

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