Arezzo
Lorenzo Petrelli e l'avvocato Tommaso Ceccarini
Lorenzo Petrelli, 19 anni, esce dal tribunale con una ferma convinzione: “Da grande farò l'arbitro”.
Intanto la giustizia che deve punire il genitore violento che lo picchiò, si inceppa e rinvia la palla alla Corte Costituzionale per sciogliere un inghippo giuridico.
Niente sentenza ieri per il brutto episodio avvenuto allo stadio Comunale a giugno dello scorso anno. Torneo Under 13, partita Arezzo-Vis Pesaro finita, il padre di un baby giocatore marchigiano fa irruzione nello spogliatoio e aggredisce Petrelli.
Pugni, calci, morsi, lo colpisce con una sedia. Se ne va portandosi via gli orologi dell'arbitro. Viene individuato e denunciato ed ora è a processo per lesioni aggravate (oltre 40 giorni di prognosi), danneggiamenti (la sedia dell'SS Arezzo) e furto.
I due anni di reclusione per chiudere il fatto con il patteggiamento e con un risarcimento, secondo il giudice Michele Nisticò sono una pena “non congrua”. Quindi si va avanti con il rito abbreviato.
Ma ecco il problema: lo stesso giudice dell'udienza pre dibattimentale può occuparsi del medesimo caso e celebrare il processo? La legge Cartabia non lo specifica. Così succede che l'avvocato dell'imputato, solleva l'incompatibilità e il giudice alza le mani: deciderà Roma. Fascicolo, per conoscenza, anche alla presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni, a Camera e Senato.
Ascolta attento in aula Lorenzo Petrelli, direttore di gara più che promettente, ultima partita arbitrata in Promozione e un avvenire davanti. Accanto a lui l'avvocato Tommaso Ceccarini che lo assiste come parte civile. E c'è anche l'avvocato Michele De Francesca per l'Aia (Associazione nazionale arbitri) che dal caso Petrelli in poi sarà presente nei processi per tutti i gravi fatti che troppo spesso vedono arbitri giovani e anche no, vittime di un tifo cieco, violento, scellerato.
A quando questa sentenza? Non si sa. Tutto sospeso.
La mamma di Lorenzo parla di “ferita ancora aperta” di fatto che ha turbato tutta la famiglia. “Siamo ancora devastati”. Fu una brutta serata, con il figlio ferito, trasportato in ospedale.
Eccolo l'aggressore. Sul banco degli imputati appare come un mite signore di 45 anni. “Ci ha inviato una lettera di scuse” dice la mamma dell'arbitro. “Abbiamo empatizzato anche con suo figlio”. Un fatto “inconcepibile”, quello successo, per il quale tutti, immagina, stanno male. Il genitore focoso (4 anni di Daspo) avrà la sua punizione. Ma la giustizia va ai tempi supplementari.
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