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L'intervista

Alessandro Marrone: "Ecco perché l'arte occupa tutta la mia vita. Le opere che amo di più e l'omaggio a chi lotta contro il tumore"

Scultore, pittore, scenografo e artista poliedrico: "Una passione che coltivo dalle scuole medie"

Sara Polvani

25 Gennaio 2026, 14:03

Alessandro Marrone

Alessandro Marrone è oggi tra i principali interpreti dell’arte urbana contemporanea

Scultore, pittore, scenografo e artista poliedrico. Alessandro Marrone è oggi tra i principali interpreti dell’arte urbana contemporanea, con opere diffuse in Italia e all’estero ispirate dalla volontà di raccontare l’arte come identità urbana e visione collettiva. Il suo linguaggio astratto, fortemente identitario, dialoga con lo spazio pubblico trasformandolo in luogo di memoria, bellezza e condivisione. Tra le collaborazioni più recenti figura il ruolo di direttore artistico del progetto Marcenando, borgo alle porte di Arezzo destinato a diventare una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto. Tra le ultime opere realizzate spicca inoltre Ut, scultura monumentale in acciaio alta quattro metri, installata a Ponticino, omaggio a Pupo che ripercorre simbolicamente i cinquant’anni di carriera del cantante, collegandoli alla storia della musica e alla prima notazione musicale di Guido Monaco.

- Come nasce la sua passione per l’arte e per la scultura?
Nasce molto presto. Già alle scuole medie, su suggerimento del mio professore di disegno, iniziai a frequentare un corso di ceramica tenuto dal maestro Guerrieri di Cortona. Fu un’esperienza determinante: arrivarono risultati inaspettati e anche i primi riconoscimenti, come il premio Artigianato Scuola, che vinsi per due edizioni. In quel momento iniziai a comprendere che la mia vita sarebbe stata legata all’arte.

Alessandro Marrone al lavoro su una sua opera

- Quali sono stati i passaggi formativi più significativi del suo percorso?
Nel passaggio dalle scuole medie alle superiori frequentai il Circolo Artistico, seguendo i corsi di pittura del maestro Luigi Cherubini. Con lui ho affinato le tecniche pittoriche e maturato una profonda stima per la scuola figurativa e macchiaiola di ispirazione annigoniana, di cui Cherubini era diretto allievo. All’Istituto d’Arte, sezione Metalli, mi sono poi avvicinato al mondo dell’oreficeria e della scultura, formandomi sotto la guida del professor Ivo Giubilei. Dopo il diploma di maestro d’arte, nel 1984, ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze, sezione Scultura, approfondendo anche le tecniche di formatura e fusione a cera persa nello studio del professor Adriano Bimbi.

- Perché l’oreficeria prima dell’arte monumentale?
Dopo l’Accademia ho scelto di lavorare nel settore dell’oreficeria come designer e modellista. E’ stata una scuola fondamentale che mi ha permesso di conoscere a fondo la materia, la precisione, il rapporto tra idea, metalli e realizzazione. Ho maturato esperienze nella microfusione e nell’elettroformatura, tecniche che ancora oggi considero estremamente affascinanti anche per il mio attuale lavoro. Parallelamente, però, non ho mai smesso di dipingere e scolpire, partecipando a mostre e concorsi, sia personali che collettivi.

- Quando arriva la svolta verso l’arte pubblica e monumentale?
Dal 2007, grazie alle prime committenze importanti. Teletruria, con il supporto di Gianfranco Duranti e della famiglia Butali, e il Lions Mecenate di Arezzo, che mi affidò il Monumento ai Caduti di Nassiriya. Da lì il mio percorso si è orientato sempre più verso opere pensate per lo spazio pubblico, capaci di dialogare con la città e con le persone.

- Quali sono le opere a cui si sente più legato?
La Chimera per Teletruria, il Monumento ai Caduti di Nassiriya ad Arezzo, Ali di Carta a Castiglione del Lago. Ma in realtà le amo tutte allo stesso modo: ogni opera è una parte di me, una creatura che prende forma.

- Quali sono i suoi riferimenti artistici?
Per la ceramica ricordo il maestro Guerrieri, per la pittura Luigi Cherubini, per la scultura Ivo Giubilei. Tra i grandi del Novecento amo profondamente la scultura futurista, in particolare Boccioni.

- Come nasce la collaborazione con Marcenando?
E’ un rapporto che dura da circa cinque anni e nasce con il progetto del Campo della Memoria. La famiglia Lapini mi ha messo a disposizione un parco dove realizziamo opere in ferro dedicate alle forze armate e a eventi legati alla memoria collettiva. Lo scorso anno mi è stato chiesto di assumere la direzione artistica del progetto di Marcenando e ho accettato con entusiasmo. L’obiettivo è di ampliare l’orizzonte artistico di questa piccola ma splendida frazione, trasformandola in un luogo di cultura viva, aperto anche al coinvolgimento delle scuole e delle giovani generazioni di artisti.

- Altri interessi oltre all’arte?
L’arte occupa la mia vita a 360 gradi. Avrei bisogno di molte vite per realizzare tutto ciò che mi passa per la mente, ma visto che ne ho una sola, voglio continuare a dedicarla completamente a ciò che amo.

- Quali sono i progetti futuri su cui è impegnato?
In questo momento sto lavorando a un progetto molto sentito: un monumento dedicato al Calcit, ai suoi fondatori e a tutti i cittadini che, nel tempo, hanno contribuito a costruire e sostenere questa realtà straordinaria. L’associazione ha raggiunto i 50 anni di attività e ci sembra doveroso lasciare un segno permanente di riconoscenza. Il Comune di Arezzo ha già espresso piena approvazione al progetto, impegnandosi a realizzare la base strutturale dell’opera. La scultura nasce da un’elaborazione del logo ideato da Franco Palazzini, uno dei fondatori del Calcit. La mia interpretazione espande quel segno grafico fino a trasformarlo in un grande abbraccio simbolico, capace di rappresentare l’intera città che si stringe attorno ai valori della solidarietà, della cura e del volontariato. Alla base dell’opera saranno incise figure disposte in una sorta di catena umana, un abbraccio circolare che richiama la partecipazione collettiva e che invita chi guarda a riconoscersi in quel gesto. Stiamo ora cercando mecenati che possano finanziare la realizzazione dell’opera. Tra le possibili collocazioni ci sono il nuovo Centro della Salute in zona Baldaccio, piazza Fanfani o la nuova rotatoria alle porte della città. Sarà un monumento non solo celebrativo ma profondamente identitario, pensato per ricordare ciò che una comunità può costruire quando agisce con il cuore.

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