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L'evento

La Minerva torna nella sua città dal 15 febbraio al 6 settembre: dopo la Chimera è l'altro grande bronzo aretino

La statua della dea romana al centro di un’esposizione al Museo archeologico. Il ministro Giuli a ottobre aveva annunciato l'evento

Luca Serafini

22 Gennaio 2026, 06:05

La Minerva

La Minerva

La Minerva torna a casa. Mostra evento ad Arezzo dal 15 febbraio, festa della Madonna del Conforto, fino al 6 settembre, giorno della Giostra del Saracino. Due ricorrenze che toccano le corde più sensibili del cuore degli aretini.

Quasi sette mesi di permanenza ad Arezzo, salvo proroghe, durante i quali il bronzo della dea romana sarà esposto nella città dove tornò alla luce nel 1541 durante gli scavi vicino alla chiesa di San Lorenzo nel quartiere di Colcitrone. Il ministro della cultura Alessandro Giuli aveva preso l'impegno lo scorso ottobre durante la sua visita ad Arezzo attraverso i luoghi d'arte. Assicurò al sindaco Alessandro Ghinelli e al consigliere regionale Gabriele Veneri che la statua ellenistica, databile tra 300 e 270 avanti Cristo (per altri I secolo a.C-), identitaria per gli aretini ma conservata a Firenze dal 1542, sarebbe stata riportata temporaneamente ad Arezzo. Quasi una staffetta con l'amata Chimera, l'altro bronzo, il simbolo della città, protagonista dal 30 ottobre 2024 al 2 marzo 2025 alla Galleria comunale d'arte moderna in piazza San Francesco: 38 mila visitatori.

Promessa dunque mantenuta. I riflettori si accenderanno adesso sulla Minerva in un allestimento ad hoc al Museo archeologico nazionale Gaio Cilnio Mecenate in via Margaritone. L'iniziativa vede affiancati il Ministero della cultura e il Comune di Arezzo nell'ambito del Piano Olivetti per la Cultura varato dal governo Meloni.

L'ultima volta che la statua fu concessa ad Arezzo avvenne nel 2017 in occasione della mostra Minervae Signum. Tesori di Arezzo, organizzata dalla Fraternita dei Laici. Era d'estate e la Minerva si presentò nel suo splendore, sottoposta ad un restauro che ne aveva ripristinato l'aspetto originale rimuovendo le integrazioni settecentesche.

La dea è raffigurata come una guerriera, con elmo ed egida, è alta un metro e 55 centimetri e raffigura la divinità romana della saggezza, delle arti e della guerra strategica.

È conservata al Museo Archeologico Nazionale di Firenze: l'opera infatti venne acquistata da Cosimo I de' Medici che la inserì nelle collezioni granducali, l'anno dopo il ritrovamento. La Minerva fu collocata nello Studiolo di Calliope a Palazzo Vecchio ed è rimasta sempre a Firenze ed è al Museo archeologico nazionale. Nel tempo ci sono stati dei prestiti temporanei e nel 2025 Arezzo ha richiesto il bronzo per i mille anni della chiesa di San Lorenzo. Anniversario passato, ma si avvicina il grande evento del 2026 con data di inizio nel giorno in cui la comunità aretina si inginocchia davanti all'immagine della Madonna del Conforto nella sua cappella in duomo. Dalla divinità romana alla devozione cristiana per la Madre di Cristo, un percorso di storia, fede, tradizione, appartenenza, che offrirà più di uno spunto e di uno stimolo agli aretini, con don Alvaro Bardelli che li saprà illuminare.

Il bronzo che sta per ritornare per la mostra intitolata Minerva. Una storia di comunità ritrovata, riemerse da un luogo dove esisteva una casa romana, precedente alla chiesa di San Lorenzo. Nella piazzetta in Colcitrone c'è una riproduzione della Minerva. La dea, collegata al culto etrusco di Menrva, corrisponde alla dea greca Atena, era anche considerata protrettrice degli artigiani, dalla tessitura al commercio. Non a caso l'attività che anticamente si esercitava in quella parte di città, era quella dei materassai, in latino culcitrones, termine dal quale deriverebbe Colcitrone.

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