Civitella in Valdichiana
Lo stabilimento Amom ed Emiliano Fossi
La chiusura dello stabilimento Amom di Badia al Pino, in provincia di Arezzo, esplode come un caso politico e sociale destinato a far discutere. Al centro della polemica non c’è soltanto la perdita di circa settanta posti di lavoro, ma soprattutto le modalità con cui l’azienda avrebbe comunicato la decisione: una videochiamata improvvisata per annunciare il licenziamento collettivo. Un gesto che il Partito democratico definisce senza mezzi termini inaccettabile, condannandolo apertamente. "Licenziare 70 lavoratrici e lavoratori con una videochiamata improvvisata è un atto di arroganza inaccettabile e una violazione grave della dignità del lavoro”, afferma Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario regionale dei dem toscani, annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare sulla vicenda. Parole dure, che puntano il dito non solo contro l’azienda, ma contro un metodo che, secondo Fossi, va ben oltre la semplice gestione di una crisi.
“Qui non siamo di fronte solo a una crisi industriale – continua l’esponente democratico – ma a un comportamento irresponsabile che cancella ogni rispetto per le persone, per le relazioni sindacali e per un territorio già messo alla prova”. Il riferimento è a un’area che ha già conosciuto difficoltà produttive e occupazionali e che ora si trova a fare i conti con una chiusura improvvisa, comunicata – sottolinea Fossi – nel modo più freddo e distante possibile. “Trattare lavoratrici e lavoratori come comparse da liquidare da remoto è indegno di un paese civile”, insiste il deputato.
Nel mirino finiscono anche le istituzioni nazionali e il ruolo del governo che “non può voltarsi dall’altra parte mentre multinazionali che hanno beneficiato di ammortizzatori sociali e interlocuzioni istituzionali decidono unilateralmente di chiudere”, accusa Fossi, parlando di decisioni che “rendono inutili tavoli e impegni già assunti” e che rischiano di svuotare di significato ogni percorso di confronto costruito nel tempo. Da qui la richiesta di un intervento. “Ho chiesto verifiche immediate sulla legittimità delle procedure e l’attivazione di un tavolo nazionale di crisi”, spiega il segretario Pd toscano, indicando come priorità la tutela dell’occupazione e del reddito. “Serve impedire che scelte di questo impatto sociale vengano scaricate sui lavoratori senza confronto”, aggiunge, ribadendo un principio che per il Partito democratico non è negoziabile. “La dignità del lavoro – conclude Fossi – non è una variabile dipendente dei bilanci aziendali”.
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