La previsione
Vita sempre più cara a partire dal carrello della spesa
Nel 2026 una famiglia di Arezzo spenderà in media circa 700 euro in più all’anno solo per mantenere lo stesso tenore di vita dei dodici mesi precedenti. È una cifra che pesa, che si avverte nel carrello della spesa e nelle bollette e che racconta meglio di qualsiasi slogan l’inizio di un nuovo anno segnato da una vera e propria stangata sul costo della vita. Dopo un 2025 che aveva lasciato intravedere un rallentamento dell’inflazione, il quadro si ribalta. Le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori parlano chiaro: il 2026 sarà caratterizzato da nuovi e diffusi rincari sulle principali voci di spesa quotidiana.
Il costo della vita continua a crescere: ad Arezzo + 700 euro per famiglia
A livello nazionale l’aumento medio stimato è di 672,60 euro annui a famiglia, ma la Toscana corre più veloce del resto del Paese, collocandosi stabilmente tra le aree con il costo della vita più elevato. Arezzo, in questo scenario, non è un’eccezione ma neppure un caso isolato. Con Livorno condivide una previsione di aumento attorno ai 700 euro annui, mentre poco sopra si collocano Pisa, Siena e Lucca. Firenze guida la classifica regionale con +778 euro annui, il dato più alto in Toscana, seguita da Lucca (+740) e Siena (+730). Anche le province considerate tradizionalmente meno costose non riescono a sottrarsi alla spirale dei rincari: Prato sfiora i 690 euro, Massa Carrara arriva a 680, mentre Pistoia e Grosseto si attestano comunque attorno ai 670 euro. Numeri diversi, ma un’unica direzione: verso l’alto.
Il paradosso è che questa crescita dei prezzi non verrà compensata, come molti speravano, dalle riduzioni previste sulle tariffe di luce e gas. I risparmi energetici, pur presenti, non saranno sufficienti a bilanciare l’aumento generalizzato delle altre spese. Il risultato è un saldo negativo che colpisce in modo trasversale tutte le famiglie, indipendentemente dal reddito o dalla zona di residenza. La voce che pesa di più è, ancora una volta, l’alimentazione. È qui che l’inflazione mostra il suo volto più concreto. A livello nazionale l’aumento medio stimato è di 386 euro annui a famiglia, ma in Toscana l’impatto è più marcato, con rincari regionali compresi tra il 4% e il 6%. Nelle province costiere e a forte vocazione turistica, come Livorno e Grosseto, incidono in modo particolare la stagionalità e i costi di trasporto, che si riflettono direttamente sui prezzi al consumo.
Nelle aree più agricole, come Arezzo, Siena e Massa Carrara, gli aumenti risultano leggermente più contenuti, ma tutt’altro che trascurabili.
Salgono i prezzi del carrello della spesa e delle utenze
Qui il problema non è la domanda turistica, bensì l’impennata dei costi di produzione, della logistica e delle materie prime, che finisce comunque per riversarsi sul consumatore finale. Anche dove la filiera è più corta, il conto arriva lo stesso. Il dato di Arezzo non è solo una statistica provinciale: è il simbolo di una Toscana che entra nel 2026 con un carico crescente sulle spalle delle famiglie. Una regione che, nonostante le differenze territoriali, si trova unita da un denominatore comune: la difficoltà sempre maggiore di far quadrare i conti a fine mese, in un contesto in cui il costo della vita continua a salire più velocemente delle certezze economiche.
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