Le quotazioni
Il prezzo dell'oro continua a salire
Negli ultimi giorni l'oro ha sfondato la quotazione di 130 euro al grammo ed è impennato fino a quasi 135 euro. Il prezzo di oggi, giovedì 22 ottobre, è di 134.84 (fonte Goldavenue) con un aumento percentuale giornaliero dell'1,34% che vale 1,78 euro. Ormai sono mesi che l'oro attira l’attenzione dei mercati globali come non accadeva da decenni. Dopo anni di oscillazioni contenute attorno a livelli storicamente elevati, il prezzo ha lasciato il segno con una serie impressionante di rialzi e con previsioni degli analisti che guardano ancora più in alto. Questa impennata non è casuale, ma è il riflesso di movimenti profondi nelle economie, nelle politiche monetarie, nelle dinamiche geopolitiche e nella psicologia degli investitori. A cui si sono aggiunte le crisi internazionali, le guerre e le puntuali minacce di allargamento dei conflitti.
La prima chiave di lettura di questo fenomeno è la funzione che l’oro ha sempre svolto nei portafogli finanziari: bene rifugio e riserva di valore. Quando gli investitori percepiscono un rischio elevato – che sia geopolitico, economico o finanziario – l’oro diventa attrattivo perché, a differenza delle valute o delle azioni, non dipende da promesse di rendimento future o da utili societari. In un contesto in cui la fiducia nelle principali valute e in particolare nel dollaro americano, sembra scossa, l’oro continua a guadagnare terreno.
Secondo gli analisti le valutazioni continueranno a salire
Questa perdita relativa di credibilità della moneta americana come ancoraggio di riserva mondiale ha spinto molte banche centrali a rivedere la composizione delle proprie riserve, aumentando gli acquisti di oro e riducendo l’esposizione in asset denominati in dollari. Questo trend di de-dollarizzazione delle riserve contribuisce da solo a sostenere prezzi sempre più alti. E di certo dichiarazioni e annunci di Donald Trump non aiutano.
Un altro elemento determinante è la politica monetaria delle principali banche centrali. L’oro non paga interessi: il suo appeal cresce quando i tassi reali – ossia quelli al netto dell’inflazione – sono bassi o negativi, perché il costo opportunità di detenere un asset senza rendimento diminuisce. Le aspettative diffuse di tagli ai tassi da parte della Federal Reserve e di un clima di allentamento monetario prolungato hanno alimentato questa dinamica, spingendo gli investitori verso l’oro come copertura contro l’erosione del potere d’acquisto delle valute. A queste considerazioni si aggiunge un quadro geopolitico complesso. Tensioni prolungate in Medio Oriente, i conflitti irrisolti in Europa orientale e le incertezze sempre vive legate alle dinamiche commerciali globali, alimentano il sentimento di rischio. In momenti simili, storicamente, gli attori dei mercati hanno cercato rifugio nei beni considerati più stabili e l’oro è tra questi. Il fatto che il prezzo abbia registrato di continuo massimi storici non è un caso isolato ma il risultato di questa congiuntura.
Se guardiamo verso il futuro immediato, gli scenari più accreditati vedono un proseguimento della tendenza rialzista, seppur con oscillazioni e non in linea retta. Molti analisti stimano che il prezzo dell’oro potrebbe avvicinarsi ai 4.500 euro l’oncia entro la fine del 2026, con alcune proiezioni addirittura più audaci che ipotizzano livelli significativamente superiori nel medio termine. Questa visione riflette aspettative di domande strutturali costanti da parte di banche centrali e investitori istituzionali e un ambiente macroeconomico che resta incerto. Tuttavia, non mancano i segnali di rischio. Un rafforzamento inatteso del dollaro, un’inversione di rotta nelle politiche monetarie con rialzi dei tassi reali o una significativa ripresa della fiducia nei mercati azionari e obbligazionari potrebbero ridurre l’attrattiva dell’oro e portare a periodi di correzione o stagnazione. Anche se le previsioni restano generalmente positive, gli investitori devono essere consapevoli che la volatilità può aumentare e che i prezzi verranno influenzati da molteplici variabili economiche e psicologiche.
Il metallo prezioso bene rifugio per eccellenza
Alla luce di tutto questo, la domanda che spesso segue, e cioè se valga la pena investire nell’oro oggi, non ha una risposta univoca ma dipende dall’orizzonte e dal profilo dell’investitore. Per chi adotta una prospettiva di lungo periodo e cerca di tutelare il proprio capitale contro l’incertezza macroeconomica e l’inflazione, l’oro può rappresentare un elemento utile di diversificazione. Storicamente ha mantenuto valore in periodi difficili e lo scenario attuale rafforza questo ruolo. Al tempo stesso, l’oro può essere acquisito in molteplici forme – da quello fisico ai fondi negoziati in borsa, passando per strumenti più sofisticati legati alle società minerarie – ciascuno con caratteristiche di rischio e costo diverse. Per un investitore con una strategia prudente, destinare una quota frazionaria del portafoglio all’oro può essere ragionevole, in particolare se integrato con altri asset che beneficiano di condizioni di mercato opposte. Per chi invece ha un orizzonte molto breve o un profilo di rischio più aggressivo, l’oro potrebbe non offrire rendimenti all’altezza di asset più dinamici in fasi di mercato favorevole.
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