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I dati

La lunga strage sul lavoro: in Toscana 67 morti in un anno. Più infortuni tra le donne e personale di colore

Lieve miglioramento dei dati complessivi, ma sono rassicuranti soltanto in apparenza: dinamiche complesse, squilibri territoriali, fragilità sociali

Julie Mary Marini

05 Febbraio 2026, 18:28

La lunga strage sul lavoro: in Toscana 67 morti in un anno. Più infortuni tra le donne e personale di colore

Dati rassicuranti solo in alcune aree della Toscana

I dati Inail sugli infortuni sul lavoro in Toscana nel 2025 raccontano una storia solo in apparenza rassicurante. Il calo complessivo dello 0,91%, da 47.246 casi del 2024 a 46.813 nel 2025, potrebbe sembrare un segnale positivo. Ma dietro questa lieve flessione si nascondono dinamiche complesse, squilibri territoriali, fragilità sociali e nuove forme di rischio che continuano a mettere in discussione la sicurezza dei lavoratori. Il miglioramento riguarda le province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Pistoia e Prato. In controtendenza, invece, Lucca, Massa, Pisa e Siena registrano un aumento degli infortuni. Una mappa irregolare, che riflette differenze nei tessuti produttivi, nelle condizioni organizzative e nei livelli di prevenzione. A destare particolare attenzione è l’andamento per categorie sociali e anagrafiche. Crescono gli infortuni tra i lavoratori extra-Ue e tra le donne, che nel 2025 registrano 42 casi in più rispetto all’anno precedente. Ma il dato più significativo riguarda gli infortuni in itinere, in aumento sia tra gli uomini che tra le donne, mentre quelli avvenuti direttamente nei luoghi di lavoro risultano in calo. Un segnale che sposta l’attenzione anche sui tempi e sui modi degli spostamenti casa-lavoro, sempre più esposti a rischi.

Ancora più preoccupante è il forte incremento nella fascia d’età tra i 60 e i 69 anni: +12% in un solo anno. Si tratta, come sottolineano i sindacati, di persone che in molti casi dovrebbero già essere in pensione ma che, per l’inasprimento dei requisiti previdenziali o per necessità economiche, continuano a lavorare. L’invecchiamento della forza lavoro diventa così un fattore strutturale di rischio, soprattutto nei settori più faticosi e usuranti. Sul fronte degli infortuni mortali, il bilancio regionale mostra una lieve riduzione: da 68 decessi nel 2024 a 67 nel 2025. Il calo riguarda soprattutto gli uomini, che passano da 63 a 59 vittime, mentre tra le donne si registra un aumento da 5 a 8 casi. Anche in questo ambito, cinque province migliorano e cinque peggiorano, confermando una forte disomogeneità territoriale.

Accanto agli infortuni, emergono con forza i dati sulle malattie professionali. Le denunce sono in aumento in tutte le province, anche grazie a una maggiore consapevolezza e all’attività degli sportelli Inca, che aiutano i lavoratori a riconoscere le patologie legate all’attività lavorativa. Tuttavia, molte pratiche restano in sospeso per la carenza di personale medico all’interno dell’Inail, rallentando il percorso di riconoscimento e tutela. Se i tumori professionali scendono da 216 a 197 casi, crescono in modo significativo le malattie del sistema nervoso, dell’udito, della pelle e, soprattutto, quelle del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo. In questo ambito si registra il dato più allarmante: dalle 7.736 denunce del 2024 si passa a quasi 10.000 nel 2025. Un aumento che riflette condizioni di lavoro spesso caratterizzate da posture scorrette, carichi eccessivi, ritmi intensi e scarsa ergonomia.

Secondo Mirko Lami, del Dipartimento Salute e Sicurezza sul Lavoro della Cgil Toscana, questi numeri non possono essere letti con superficialità: "Sono dati che – nonostante lievi miglioramenti – devono allarmarci, perché sulla salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici abbiamo tutti da lavorare molto. A partire dalla formazione dopo la scuola, cioè da quando si entra nel mondo del lavoro, e ogni volta che si cambia occupazione. Il lavoratore deve essere formato in modo continuo, anche settimanalmente, ritagliando dall’orario di lavoro le ore necessarie. “Formazione e produzione uguali sono” deve diventare una cultura diffusa".

Il quadro che emerge è quello di una regione in cui la sicurezza migliora lentamente, ma resta fragile. Il calo complessivo degli infortuni non basta a compensare l’aumento tra le fasce più deboli, l’invecchiamento della forza lavoro, i rischi legati alla mobilità e l’esplosione delle patologie muscolo-scheletriche. La Toscana del 2025, insomma, mostra che la prevenzione non può limitarsi al rispetto formale delle norme. Serve un investimento strutturale sulla formazione continua, sull’organizzazione del lavoro, sulla sanità pubblica e sulla tutela previdenziale. Perché dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una vita segnata – talvolta per sempre – da un incidente che troppo spesso si sarebbe potuto evitare.

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