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Fisco

I furbetti delle tasse: scoperti 200 mila evasori totali. Pronte 2,4 milioni di lettere dell'Agenzia delle Entrate per invisibili e irregolari

Passati al setaccio 17 milioni di contribuenti. La riduzione dell'evasione avrebbe effetti molto positivi anche sul debito pubblico

Julie Mary Marini

06 Febbraio 2026, 05:41

I furbetti delle tasse: scoperti 200 mila evasori totali. Pronte 2,4 milioni di lettere dell'Agenzia delle Entrate per invisibili e irregolari

Già individuati 200 mila evasori fiscali totali

Duecentomila. È il numero simbolo della sfida fiscale italiana: contribuenti che non solo non pagano le tasse, ma in molti casi risultano completamente invisibili al Fisco. L’Agenzia delle Entrate, passando al setaccio circa 17 milioni di posizioni, ha intercettato sia chi ha dimenticato di presentare la dichiarazione, sia chi opera esclusivamente in nero, evidenziando la persistenza di un sommerso che resta una componente significativa del sistema produttivo nazionale.

Il bilancio dell’operazione
A presentare i risultati dell’operazione è stato Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia delle Entrate, durante l’evento Telefisco del Sole24Ore. I dati parlano chiaro: oltre la metà degli evasori totali intercettati – circa 116 mila – aveva redditi ma non aveva presentato alcuna dichiarazione fiscale. L’altra fetta, 86 mila soggetti, è costituita da contribuenti completamente sconosciuti al sistema tributario, una vera e propria economia in nero che sfugge a qualsiasi controllo amministrativo. Secondo Carbone, questi numeri raccontano due Italie che evadono: una di chi omette o rinvia e una sommersa, che lavora e incassa senza mai entrare in relazione con lo Stato. È proprio su quest’ultima che si concentrano le nuove strategie dell’Agenzia, basate sull’incrocio di banche dati e sull’individuazione di indicatori selettivi di rischio.

Sono 86 mila i soggetti completamente sconosciuti al sistema tributario

Le lettere e l'analisi
Il passo successivo dell’Agenzia sarà l’invio di 2,4 milioni di lettere di “compliance” nel corso del 2026. Non si tratta di avvisi di accertamento, ma di promemoria mirati a segnalare incongruenze, dichiarazioni mancanti o anomalie nell’Iva rispetto a fatture e corrispettivi registrati. L’obiettivo è stimolare il contribuente a correggersi spontaneamente prima di procedere a un controllo più incisivo. Carbone ha sottolineato come le analisi del rischio non siano automatizzate: "Niente intelligenza artificiale decide chi colpire", ha precisato. La selezione dei casi più critici avviene attraverso strumenti tecnologici, ma la decisione finale resta sempre in mano agli operatori, per evitare controlli a pioggia e concentrare le risorse dove il rischio è maggiore.

Impatto e riduzione del debito
Sul piano economico, la riduzione dell’evasione fiscale può avere effetti significativi anche sul debito pubblico. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, se il recupero di gettito osservato negli ultimi vent’anni proseguisse fino al 2028, le entrate strutturali aumenterebbero fino a 0,3 punti percentuali di Pil, con una conseguente riduzione del rapporto debito/Pil di oltre quattro punti entro il 2041. In uno scenario più ambizioso, basato sui trend recenti, l’incremento delle entrate potrebbe arrivare a 0,4 punti di Pil, con un calo del debito superiore a sei punti. Parte dei progressi è già stato favorito dalle misure sull’Iva, tra cui fatturazione elettronica, invio telematico dei corrispettivi, split payment e reverse charge, strumenti che rendono più difficile occultare operazioni e incassi.

Combattere l'evasione aiuterebbe ha effetti positivi anche sul debito pubblico

Il nodo strutturale dell’evasione
Nonostante i progressi, duecentomila evasori totali in un solo anno non rappresentano una semplice fisiologia del sistema fiscale, ma una patologia strutturale. Indicano che il sommerso non è marginale, ma una componente robusta del tessuto produttivo. Le lettere di compliance potranno recuperare una parte del gettito e incentivare l’adempimento spontaneo, ma la vera sfida resta intercettare chi è riuscito finora a restare nell’ombra, trasformando il recupero fiscale in uno strumento di equità e crescita economica per il Paese.

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