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Allarme commercio, gli italiani spendono di più per acquistare meno. Le famiglie tirano la cinghia: consumi in frenata, negozi in affanno

Più soldi per il benessere e la salute, in calo quelli per scarpe e abbigliamento. Il fenomeno dell'erosione del potere d’acquisto

Giuseppe Silvestri

06 Febbraio 2026, 05:39

Allarme commercio, gli italiani spendono di più e acquistano meno. Le famiglie tirano la cinghia: consumi in frenata, negozi in affanno

Il 2025 si chiude con un segnale di allarme per il commercio al dettaglio italiano. Proprio nel cuore delle festività, quando tradizionalmente i consumi dovrebbero accelerare, è arrivata invece una brusca frenata. A dicembre, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, le vendite sono diminuite dello 0,8% in valore e dello 0,9% in volume rispetto a novembre. Un arretramento che ha colpito in modo trasversale sia il comparto alimentare sia quello non alimentare, restituendo l’immagine di famiglie più caute e meno propense alla spesa.

I prodotti con vendite in aumento e in calo

Un anno a due velocità
Allargando lo sguardo all’intero 2025, il quadro si fa più articolato e mette in luce una frattura sempre più evidente tra spesa nominale e consumi reali. Nella media dell’anno, le vendite in valore sono cresciute dello 0,8%, ma a questo dato si affianca una contrazione dei volumi pari allo 0,6%. In altre parole, gli italiani hanno speso di più, ma acquistato meno. Un segnale chiaro dell’erosione del potere d’acquisto, che ha spinto molte famiglie a ridurre le quantità pur mantenendo livelli di spesa simili. L’andamento dei volumi, peraltro, è rimasto irregolare per gran parte dell’anno, dopo la flessione registrata nel primo trimestre, senza mai riuscire a imboccare una vera fase di recupero.

Farmacia e profumeria in testa
L’analisi dei singoli comparti non alimentari, su base tendenziale (dicembre 2025 rispetto a dicembre 2024), conferma una mappa dei consumi frammentata e disomogenea. A trainare sono stati soprattutto i prodotti farmaceutici, in crescita del 4,6%, seguiti dai beni per la profumeria e la cura della persona (+3,8%). Segmenti legati al benessere e alla salute, che sembrano resistere meglio alla compressione della spesa. All’estremo opposto si collocano i settori più legati alla casa e all’abbigliamento. L’utensileria e la ferramenta registrano il calo più marcato (-3,4%), seguite da calzature e articoli in cuoio (-3,3%) e dall’abbigliamento (-2,1%). In territorio negativo anche informatica e telecomunicazioni (-0,7%), segno di un rallentamento anche negli acquisti tecnologici.

Le vendite aumentano in rete e nei grandi negozi, diminuiscono nei piccoli esercizi

L'online e i discount in ascesa
Il 2025 consolida inoltre un cambiamento strutturale nei canali di vendita. Il commercio elettronico si conferma il comparto più dinamico, con una crescita tendenziale del 3,1% a dicembre, rafforzando il proprio ruolo nelle abitudini di consumo. Tiene anche la grande distribuzione (+0,6%), sostenuta soprattutto dai discount alimentari, che segnano un +2% su base mensile e un +3,2% su base annua. Numeri che riflettono la crescente attenzione delle famiglie al prezzo e alla convenienza. Sul piano dimensionale, emergono differenze altrettanto nette. Le imprese con almeno 50 addetti mostrano una maggiore capacità di tenuta, chiudendo l’anno con un incremento del valore delle vendite del 2,3% rispetto al 2024. Le realtà più piccole, fino a cinque addetti, restano invece in affanno, con un saldo negativo dello 0,6%, che segnala una fragilità strutturale sempre più evidente.

Le incognite del 2026
Nonostante il brusco stop di dicembre, l’ultimo trimestre del 2025 ha offerto un segnale timido ma positivo, con una crescita congiunturale dello 0,3% in valore e dello 0,1% in volume. Un rimbalzo fragile, che non basta però a dissipare le incertezze. Ora l’attenzione degli analisti è rivolta ai prossimi dati, attesi per il 5 marzo 2026. Saranno decisivi per capire se la flessione di fine anno rappresenti un semplice incidente di percorso o l’inizio di una fase più profonda di debolezza dei consumi interni, in un contesto ancora segnato da pressioni sui redditi e da un clima di diffusa prudenza.

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