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La sfida

Non solo vino e olio, le birre della Toscana da medaglia. In 2 vincono l'oro, poi 2 argenti e 4 bronzi. Ecco quali sono

Il massimo riconoscimento ai birrifici Calibro 22 e Ad-Meata Brew House

Julie Mary Marini

17 Febbraio 2026, 05:53

Non solo vino e olio, le birre delle Toscana da medaglia. In 2 vincono l'oro, poi 2 argenti e 4 bronzi. Ecco quali sono

Medaglie d'oro per due birre toscane

C’è una Toscana che non passa dai filari ordinati delle vigne né dai frantoi secolari da cui nasce olio eccellente, ma da sale cottura lucide, fermentatori d’acciaio e piccoli magazzini trasformati in presìdi culturali. È la Toscana delle birrerie indipendenti, una geografia diffusa fatta di laboratori artigianali, pub di quartiere e aziende familiari che, anche nel 2026, continuano a ritagliarsi un posto riconoscibile nel panorama nazionale. I numeri emersi da Birra dell’Anno raccontano proprio questo: una presenza solida, non appariscente, ma strutturata, capace di portare a casa due ori e undici riconoscimenti complessivi in un contesto sempre più competitivo. Dentro questo quadro si inserisce la fotografia tracciata da Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai: un movimento che ha superato la fase pionieristica, ha metabolizzato le mode e oggi misura se stesso sulla coerenza produttiva, sulla continuità qualitativa e sulla capacità di stare sul mercato. "Qui non contano le tendenze, ma il lavoro e la cura", ha sottolineato Ferraris, richiamando un settore che, nonostante il rallentamento dei consumi fuori casa, non arretra e continua a investire su competenze e processi.

I prodotti del birrificio Calibro 22

Per la Toscana, questi risultati sono il riflesso di un percorso lungo almeno due decenni. Dalle prime esperienze sperimentali ai progetti più strutturati di oggi, il tessuto brassicolo regionale ha costruito nel tempo una propria identità: birre spesso legate alle materie prime locali, alla contaminazione con il mondo agricolo, a una ricerca stilistica sobria, lontana dagli eccessi. Una cifra riconoscibile che ha permesso ai produttori toscani di competere senza snaturarsi, mantenendo una forte relazione con il territorio. Alle produzioni toscane sono andati 2 ori e undici premi. Le medaglie d'oro sono andate al Birrificio Calibro 22 di Montevarchi che si è imposto nella categoria Blanche/Witbier con "Fear of the Blanche", e al Birrificio Ad-Meata Brew House di Santa Fiora che è arrivato primo nelle birre con castagne con la bevanda La Gatta. Calibro22 ha completato, inoltre, il bottino con "Kamasutra", bronzo nella categoria English Strong Ale/American Strong Ale/Scottish Ale.

Due gli argenti conquistati dai produttori del Granducato: Mudita Brewery di Collesalvetti (Livorno) con "Wabi-Sabi" nella categoria American IPA e Birrificio Agricolo Poggio Rosso di Peccioli (Pisa) con "The Pilsenger" nella categoria German e Bohemian Pilsner. La medaglia di bronzo, oltre al già citato Kamasutra, la portano a casa Mudita Brewery con "Hygge" (Bock/Strong Lager), Poggio Rosso con "Nero a Metà" (American Porter/American Stout) e La Petrognola di Piazza al Serchio (Lucca) con "Metra" nella categoria delle birre con cereali speciali. Poi le tre menzioni: due per La Collina Trattoria & Birrificio Artigianale di Pescaglia (Lucca) ottiene due menzioni con "Rye Stout" e "War Is Over", mentre Birrificio del Forte di Pietrasanta (Lucca) ne riceve una menzione con "La Mancina".

La birra La Gatta del birrificio Birrificio Ad-Meata Brew House di Santa Fiora

Il medagliere 2026, dominato dalla Lombardia e seguito da Piemonte, Marche ed Emilia-Romagna, restituisce un’Italia della birra sempre più policentrica. In questo scenario, la Toscana si colloca stabilmente tra le regioni protagoniste, dimostrando che la qualità non è appannaggio dei grandi distretti industriali, ma nasce anche in contesti medio-piccoli, dove la dimensione artigianale resta centrale. È una presenza che non vive di exploit occasionali, ma di continuità, di filiere corte, di un dialogo costante con il pubblico. Un segnale importante arriva anche dalle trasformazioni del mercato. La nuova categoria dedicata alle birre low e no alcohol, fino a 1,2% di gradazione, intercetta un cambiamento culturale profondo: il bere come esperienza consapevole, integrata nei ritmi quotidiani. La vittoria della Hop Gainer del Birrificio Birranova di Conversano conferma che l’innovazione non è più marginale nemmeno nel mondo artigianale. Anche in Toscana, diversi produttori stanno esplorando questa frontiera, consapevoli che il futuro passerà sempre più dalla capacità di intercettare nuovi stili di consumo senza rinunciare alla qualità.

Sul piano economico, il taglio delle accise sui piccoli produttori rappresenta un altro snodo decisivo. Per molte birrerie toscane, questa misura ha significato margini di respiro, possibilità di reinvestimento, maggiore stabilità. Non un regalo, ma il riconoscimento di un comparto che genera valore, occupazione e presidio territoriale. In un contesto segnato dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime, questa leva fiscale ha contribuito a evitare una contrazione più profonda. A trent’anni dal primo fermento del 1996, la birra artigianale italiana – e quella toscana in particolare – appare oggi come una componente strutturale dell’agroalimentare nazionale. Non più nicchia per appassionati, ma settore maturo, capace di dialogare con turismo, ristorazione, cultura gastronomica. Le birrerie indipendenti sono diventate luoghi di socialità, formazione del gusto, racconto del territorio. Spazi in cui si costruisce una relazione diretta con il consumatore, fondata sulla trasparenza e sulla competenza. In questo senso, la degustazione rigorosamente alla cieca resta il cuore simbolico di Birra dell’Anno. È il dispositivo che garantisce credibilità al sistema, che neutralizza le rendite di posizione e restituisce centralità al prodotto. Per i produttori toscani, significa competere ad armi pari, far parlare le birre prima dei marchi, delle mode, delle narrazioni.

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