Agricoltura
Olio toscano sotto assedio
La Toscana ha da sempre rappresentato, insieme ad altre regioni italiane, un simbolo di qualità nell’olio extravergine d’oliva. Soprattutto il prodotto contrassegnato dalla Indicazione Geografica Protetta Toscano Igp, è un’eccellenza riconosciuta, tracciabile in ogni fase di produzione e con un disciplinare rigoroso che ne tutela l’origine autentica. Eppure, il quadro del mercato negli ultimi mesi presenta criticità profonde che minacciano la sopravvivenza economica di tanti olivicoltori di qualità: declino dei prezzi, importazioni massicce di prodotto straniero a basso costo e frodi commerciali diffuse.
Importazioni low-cost e pressione sui prezzi
Secondo le più recenti analisi Coldiretti e dati Ismea, nei primi nove mesi del 2025 gli arrivi di olio da paesi extra-UE, in particolare Tunisia, sono aumentati del 38 per cento. Questa ondata di importazioni a prezzi stracciati – talvolta sotto i 4 euro al litro – ha esercitato una forte pressione al ribasso sui prezzi dell’extravergine italiano, contribuendo a un calo delle quotazioni pagate agli agricoltori di oltre il 20 per cento. Il problema, come denunciato da Coldiretti e Unaprol, non è soltanto quantitativo, ma strutturale: un sistema di mercato che premia l’approvvigionamento di prodotto estero a basso costo rischia di soffocare le produzioni distintive italiane a favore di margini industriali più alti ma conformi a standard qualitativi inferiori.
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Il nodo delle frodi e dell’etichettatura ingannevole
La concorrenza sleale si intreccia inevitabilmente con fenomeni di frode. Le autorità italiane, tramite l’Icqrf (Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari) e le forze di polizia, hanno intensificato controlli e sequestri: nel 2024 più di 8.200 ispezioni nel settore dell’olio hanno rilevato irregolarità in una quota significativa dei campioni analizzati, portando a centinaia di sequestri e sanzioni. Analoghe operazioni in ambito europeo hanno portato alla scoperta di reti di falsificazione che miscelano oli di bassa qualità con extravergine dichiarandolo come prodotto superiore o “made in Italy”, con implicazioni di danno economico per i produttori onesti e rischi potenziali per i consumatori.
Perché questo colpisce la Toscana
La Toscana non è una grande regione produttrice in termini quantitativi rispetto a Puglia o Sicilia, ma il suo ruolo è fondamentale sotto il profilo qualitativo e identitario. L’olio Toscano Igp, ad esempio, è prodotto nel rispetto di specifiche stringenti che richiedono la raccolta, la molitura e l’imbottigliamento all’interno della regione: un valore aggiunto che però rischia di perdere mercato se il consumatore non è in grado di riconoscere davvero cosa sta acquistando. In questo contesto, la pressione sui prezzi medi dell’extravergine italiano si ripercuote sulle piccole e medie aziende agricole toscane, molte delle quali non possono competere con le quotazioni irrealistiche offerte per oli di bassa qualità importati dall’estero. I margini di vendita si assottigliano, e in alcuni casi le aziende sono costrette a svendere prodotto sotto i costi di produzione pur di mantenere liquidità.
Qualità, tracciabilità e gli strumenti di difesa
La Toscana vanta uno dei sistemi di tracciabilità più rigorosi al mondo per il suo olio Igp. Inserendo il numero del lotto sul sito del Consorzio di Tutela, il consumatore può risalire a chi ha coltivato, franto e imbottigliato l’olio acquistato, garantendo trasparenza e autenticità. Le autorità italiane hanno inoltre proposto l’adozione di strumenti più sofisticati di monitoraggio dei contratti futures e delle importazioni per arginare le speculazioni di mercato e le frodi di origine. Analisti e produttori sottolineano che senza una difesa rafforzata delle filiere di qualità, l’olio italiano – e con esso anche l’olio toscano – rischia di perdere progressivamente valore economico e reputazionale.
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Consumi, cultura e valore della qualità
L’olio extravergine d’oliva non è soltanto un prodotto agricolo: rappresenta un elemento centrale nella cucina italiana e nella Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità. La Toscana, con le sue colline intervallate da uliveti secolari, incarna questa cultura. La sfida oggi è quindi duplice: non solo proteggere il valore economico dell’olio italiano sui mercati, ma salvaguardare il legame tra qualità, territorio e tradizione.
Produzione nazionale in fluttuazione
Secondo le elaborazioni più recenti dell’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), la campagna olearia nazionale 2024/25 si è chiusa con un calo significativo della produzione rispetto al passato. I volumi stimati si sono assestati intorno alle 248-250.000 tonnellate, segnando una contrazione di circa il 24-30% rispetto alla stagione precedente e riflettendo dinamiche climatiche avverse e la naturale alternanza produttiva delle olive. Questa diminuzione ha posto l’Italia in una posizione di maggiore vulnerabilità rispetto ai concorrenti globali, tanto che alcune analisi di settore suggeriscono che il nostro Paese rischi di scendere dalla seconda alla quinta piazza mondiale in termini di produzione se non si stabilizza il trend. Tuttavia, per la campagna 2025/26 ci sono indicazioni preliminari di ripresa produttiva, con stime che riportano la produzione italiana sopra le 300.000 tonnellate, pur con differenze territoriali marcate tra Nord, Centro e Sud.
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