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Occupazione

Lavoro, assalto all'Europa: al concorso Ue quasi 175 mila candidati per 1.460 posti. E la metà sono italiani. Ce la farà uno su 120

Nemmeno gli organizzatori si aspettavano una pioggia di domande del genere. La selezione avverrà completamente online

Julie Mary Marini

12 Marzo 2026, 09:44

Lavoro, assalto all'Europa: al concorso Ue quasi 175 mila candidati per 1.460 posti. E la metà sono italiani. Ce la farà uno su 120

Quasi in 175 mila in corsa per diventare funzionario Ue

Uno su centoventi ce la fa. Quasi 175 mila candidati per 1.460 posti di lavoro. Immaginate una coda lunga chilometri. In 174 mila in corsa per lo stesso traguardo: essere assunti. E di questi, quasi la metà sono italiani. È l'istantanea del concorso più ambito del Vecchio Continente: quello per diventare funzionario a tempo indeterminato dell'Unione Europea. Un'opportunità che non si presentava da sei anni e che, evidentemente, in molti stavano aspettando. I numeri hanno sorpreso tutti, persino chi il concorso lo ha organizzato. Epso, l'ufficio che gestisce le selezioni del personale Ue, si aspettava al massimo 60.000 domande. Ne sono arrivate quasi il triplo, in quello che si configura come un vero e proprio assalto alle porte di Bruxelles. Un segnale che dice molto: sull'appeal che le istituzioni europee ancora esercitano, sulla difficoltà dei mercati del lavoro nazionali e forse anche sulla voglia di una generazione di sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Per i candidati, però, la matematica è spietata. Millequattrocentosessanta posti, 174.922 aspiranti: la probabilità di farcela è una su 120. Un percorso a ostacoli che si svolge interamente online — l'esame in presenza è stato abolito anni fa, dopo una lunga transizione tecnica che aveva già fatto slittare il concorso precedente — e nel quale la nazionalità non conta. Vince chi sa, non chi viene da un certo Paese. Solo a risultati in mano si guarderà all'equilibrio tra le diverse nazioni rappresentate, per evitare che un'istituzione che dovrebbe incarnare l'Europa intera finisca per parlare con un solo accento. La questione non è banale. Con 80.000 italiani iscritti su 174.922 totali, il rischio di uno squilibrio è reale e percepito. Epso e la Commissione dovranno fare i conti con questa sproporzione, cercando di coniugare il principio del merito con quello della rappresentanza geografica. Una sfida nell'altra sfida.

Ma vale la pena provarci? A giudicare dal profilo del ruolo, la risposta è sì. Il funzionario europeo non è un burocrate qualunque, non è qualcuno che timbra cartellini in un palazzo di vetro a Lussemburgo. È un professionista con competenze trasversali: analizza politiche e norme, redige testi legislativi, coordina tra istituzioni diverse, gestisce programmi complessi e comunica decisioni che riguardano centinaia di milioni di persone. Lavora in team multiculturali, su dossier che toccano i grandi temi del nostro tempo: la transizione digitale, la crisi climatica, le regole della concorrenza, le relazioni con il resto del mondo. I vincitori potranno essere assegnati al Parlamento, alla Commissione, al Consiglio o alla Corte di Giustizia, in una delle tante agenzie europee sparse per il continente. Ognuna con le sue specificità, ognuna con le sue sfide. Sei anni di attesa, un'occasione sola, 117 rivali da battere. La fila è lunghissima. Ma per chi arriva in fondo, ad aspettarlo c'è un lavoro che pochi altri possono offrire: costruire, un dossier alla volta, l'Europa di domani.

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