Valdichiana
Sono 27 i posti di lavoro a rischio (foto IA)
Ventisette famiglie. Una data sul calendario che pesa come una sentenza: il 30 giugno 2025. E una decisione aziendale che nessuno si aspettava, calata dall'alto senza preavviso su un territorio che non può permettersi altri colpi. Accade in piena Valdichiana, a Sinalunga, in provincia di Siena. Lo stabilimento Frutti dei Sogni Srl, società del Gruppo Fratelli Beretta insediata in località Rigomagno, chiuderà i battenti entro la fine di giugno. Non per mancanza di lavoro. Non per una crisi di mercato. Ma perché il Gruppo ha deciso che produrre salumi in Valdichiana non conviene più, almeno non quanto farlo a Pistoia e quindi è giusto delocalizzare la produzione.
È un fulmine a ciel sereno, come lo definiscono i sindacati. Lo stabilimento non accusava problemi di ordini, era un presidio produttivo attivo e radicato nel territorio chianino. Eppure la decisione sembra già blindata: trasferimento della produzione nell'altro stabilimento toscano del gruppo, a Pistoia, e per i 27 dipendenti, tra assunti diretti, staff leasing e interinali a tempo determinato, un futuro che al momento si chiama incertezza. La comunicazione è avvenuta, sempre stando al racconto dei sindacati, nel corso di un incontro tra la direzione aziendale e le organizzazioni dei lavoratori. Nessuna trattativa preventiva, nessun segnale anticipato. Solo la notizia della cessazione dell'attività, accompagnata dalle ipotesi di ricollocazione del personale in altri stabilimenti del gruppo. Proposte che i sindacati bocciano senza appello: troppo generiche, prive di garanzie concrete, e soprattutto difficilmente praticabili. Trasferirsi a Pistoia? Per lavoratori radicati in Valdichiana, con famiglie e abitazioni nel territorio, è un'opzione che difficilmente può trovare consenso. Lo sanno bene Andrea Biagianti (Flai Cgil), Gabriele Coppi (Fai Cisl) e Simone Scarpellini (Uila Uil), che già il 9 marzo hanno riunito l'assemblea dei lavoratori. Il mandato è stato unanime: agire con tutti gli strumenti disponibili. "Siamo di fronte all'ennesima situazione critica in provincia di Siena - denunciano i tre rappresentanti sindacali - Le maestranze rischiano di pagare il prezzo di una scelta industriale unilaterale".
La vertenza si inserisce in un quadro più ampio e preoccupante. La Valdichiana senese, come del resto gran parte della Toscana interna, sta assistendo a un progressivo svuotamento del suo tessuto produttivo. Aziende che delocalizzano, stabilimenti che chiudono, posti di lavoro che evaporano senza che i territori riescano a trattenere nulla. Una tendenza che Biagianti mette nero su bianco: "La riflessione da fare è sul perché in generale le aziende stiano abbandonando la Toscana",»
Una domanda che merita risposta. E che per ora resta senza. I sindacati hanno ottenuto la convocazione del tavolo dell'Unità di crisi della Regione Toscana per il 24 marzo. Sarà il primo confronto istituzionale sulla vicenda, con sindacati e istituzioni regionali chiamati a costruire una strategia comune. In un secondo momento verrà convocata anche l'azienda, nel tentativo — per nulla scontato — di farle riconsiderare la decisione. "La decisione sembra irrevocabile, ma vogliamo fare un ragionamento a 360 gradi", ammette Biagianti, senza nascondere il pessimismo. "Vogliamo capire i reali motivi dietro questa improvvisa decisione e se questo trasloco della produzione è davvero così indispensabile".
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