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Arezzo, la strage dei negozi: in centro 201 attività chiuse in 13 anni. Dati disastrosi per botteghe di abbigliamento, cartolibrerie ed edicole

Marinoni (Confcommercio): "Segnale che non possiamo ignorare. La città perde pezzi di sé"

Julie Mary Marini

17 Marzo 2026, 05:37

Franco Marinoni

Il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni

La fotografia è impietosa: nel centro storico di Arezzo i negozi al dettaglio sono passati da 698 a 497 tra il 2012 e il 2025. Duecentouno attività chiuse in tredici anni. Un numero che racconta non solo una crisi economica, ma la lenta trasformazione del volto di una città. Il dato emerge dall'ultima edizione dell'Osservatorio Città e demografia d'impresa di Confcommercio, che ha analizzato l'evoluzione delle imprese nei 122 comuni medio-grandi italiani.

Chiudono sempre più negozi, in centro e in periferia

Nella classifica delle città che hanno perso più negozi, Arezzo si colloca al 38° posto con una riduzione del 28,7% delle attività commerciali nel centro storico, una percentuale che la inserisce pienamente nel fenomeno della desertificazione commerciale che sta ridisegnando il tessuto urbano ed economico del Paese. La tendenza non riguarda solo il centro: anche nel resto del territorio comunale il commercio al dettaglio arretra, scendendo da 629 a 491 imprese nello stesso arco di tempo.

Le categorie più colpite
Non tutti i settori soffrono allo stesso modo. A pagare il prezzo più alto sono le categorie che un tempo definivano l'identità commerciale dei centri storici. Ad Arezzo i negozi di abbigliamento e calzature sono passati da 153 a 101; le edicole si sono ridotte da 18 a sole 5; i negozi di libri e giocattoli sono scesi da 43 a 26. Numeri che rispecchiano un cambiamento profondo nelle abitudini di consumo, accelerato dalla crescita dell'e-commerce e dalla pressione della grande distribuzione. Il quadro nazionale conferma la stessa direzione: tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparsi circa 156mila punti vendita tra commercio al dettaglio e ambulante. A soffrire di più sono state le edicole (-51,9%), i negozi di abbigliamento (-36,9%), quelli di mobili e ferramenta (-35,9%) e le librerie e negozi di giocattoli (-32,6%).

Le saracinesche continuano ad abbassarsi

La ristorazione cresce
In controtendenza rispetto al commercio tradizionale c'è il mondo della ristorazione e del turismo. Nel centro storico di Arezzo le imprese di alloggio e ristorazione sono aumentate da 266 a 288, con i ristoranti saliti da 72 a 102 e le strutture ricettive alternative, affittacamere e B&B, quasi raddoppiate, da 19 a 40. A livello nazionale, nello stesso periodo in cui sparivano 156mila negozi, le attività di alloggio e ristorazione crescevano di circa 19mila unità. È la trasformazione silenziosa delle nostre città: meno luoghi dove comprare, più luoghi dove mangiare e dormire. Un modello che risponde al turismo ma che rischia di svuotare i centri storici della loro funzione quotidiana per i residenti.

Le proposte di Confcommercio
"La riduzione dei negozi nei centri storici è un segnale che non possiamo ignorare", avverte il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni “Per contrastare questo fenomeno Confcommercio propone una serie di interventi nell’ambito del progetto Cities, che punta a rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e a sostenere il commercio di prossimità – aggiunge – collegare in modo più stretto urbanistica e sviluppo economico, riconoscere le imprese di vicinato come attori del governo urbano, dotarsi di strumenti permanenti di monitoraggio del tessuto commerciale e avviare strategie per recuperare e riattivare i locali sfitti, anche attraverso iniziative temporanee e nuove forme di utilizzo degli spazi”. In sintesi, una parola chiave: rigenerazione. Non solo degli edifici, ma del senso stesso del commercio di prossimità come presidio di comunità. Perché un centro storico senza negozi non è solo un problema economico, è una città che perde un pezzo di sé.

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