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Il gioiello italiano cerca altri mondi: Oroarezzo ridisegna le rotte dei preziosi Made in Italy. La nuova geografia e le risposte alle imprese

Nella 45esima edizione della fiera, il primo congresso internazionale "The Global Outlook 2026"

Giuseppe Silvestri

29 Aprile 2026, 06:03

Il gioiello italiano cerca nuovi mondi: Oroarezzo ridisegna le rotte dei preziosi Made in Italy. La nuova geografia e le risposte alle imprese

Africa e India tra le nuove frontiere dell'export

C'è un'Italia del gioiello che non si arrende alle turbolenze dei mercati globali e che, anzi, le usa come occasione per reinventarsi. È questo lo spirito con cui Oroarezzo, la grande fiera di Italian Exhibition Group dedicata all'eccellenza manifatturiera orafa, torna ad Arezzo Fiere e Congressi dal 9 al 12 maggio 2026. Il momento clou dell'edizione sarà lunedì 11 maggio, con il primo congresso internazionale "The Global Outlook 2026 - Mercati globali dell’oreficeria e strumenti concreti per la crescita delle imprese", in programma dalle 16 alle 18.30. Non un convegno celebrativo, ma un vero e proprio laboratorio strategico: sul tavolo, le nuove geografie del commercio mondiale dell'oro e della gioielleria, con analisi concrete su mercati emergenti, accordi commerciali internazionali e strumenti operativi per le imprese.

Grande attesa per l'edizione 45 di Oroarezzo

Settore sotto pressione, ma non fermo
Il contesto è complicato. Paesi del Golfo, Turchia e Stati Uniti, storici punti di riferimento per l'export orafo italiano, attraversano fasi di incertezza che pesano soprattutto sui distretti più esposti, come quello di Arezzo. Ma la risposta del comparto non è la rassegnazione: è la ricerca di nuove rotte commerciali. "Il 2026 si presenta con una situazione internazionale straordinariamente complessa", ammette Maria Cristina Squarcialupi, presidente di Confindustria Federorafi. "È indispensabile conoscere quali opportunità esistano verso nuove destinazioni e come utilizzare gli strumenti pubblici per sostenere le imprese". A farle eco è Giordana Giordini, presidente di Confindustria Federorafi Toscana Sud: "Non possiamo pensare di sostituire i mercati tradizionali, ma dobbiamo attrezzarci per conoscere quelli nuovi, come l'Africa, insieme alle leve che Sace e Ice possono metterci a disposizione".

Anticipare, non inseguire
La vera svolta che si chiede alle imprese orafe italiane è culturale prima ancora che commerciale. Lo dice con chiarezza Massimo Poliero, presidente Afemo: "Non sarà più sufficiente seguire i mercati: sarà necessario anticiparli. The Global Outlook 2026 nasce per offrire alle imprese non semplici analisi, ma strumenti concreti per trasformare il cambiamento in vantaggio competitivo". Sulla stessa lunghezza d'onda Matteo Farsura, responsabile delle fiere orafe di Ieg: "Continuiamo a investire su Oroarezzo rafforzando una piattaforma che mette a fattor comune competenze e visione strategica. In un contesto così complesso, è sempre più necessario costruire una risposta di sistema".

Il sistema Italia è chiamato a una coraggiosa reazione su nuovi scenari

I numeri che pesano
Ad aprire i lavori del congresso sarà Ciro Rapacciuolo, Senior Economist del Centro Studi Confindustria, con una fotografia impietosa del momento: la guerra in Medio Oriente ha fatto impennare il costo dell'energia, con possibili ricadute sull'inflazione e sui tassi di credito per le imprese italiane. "Il monitoraggio dei dati è uno strumento fondamentale per non farsi trovare impreparati", avverte l'economista. Nel frattempo, l'import mondiale di oro ha superato nel 2025 gli 800 miliardi di dollari, in forte crescita rispetto all'anno precedente: una conferma della sua funzione di bene rifugio, ma anche un segnale che accentua la pressione su costi e margini per chi produce.

India, Mercosur e nuove alleanze
In questo scenario, gli accordi dell'Unione Europea con India e Mercosur aprono scenari inediti. L'intesa con Nuova Delhi riduce i dazi sul 96,6% dell'export, con risparmi stimati in 4 miliardi annui. Quella con il blocco sudamericano eliminerà i dazi su oltre il 91% dei beni europei, con applicazione provvisoria già dal 1° maggio 2026. "Le imprese italiane devono presidiare mercati in cui il Made in Italy può trovare spazio con filiera tracciabile, posizionamento chiaro e uso efficace del digitale", sintetizza Roberto Corciulo, founder e Ceo di Ic&Partners, che al congresso curerà anche i focus sugli hub orafi di Francia e Svizzera e sulle dinamiche della supply chain tra Stati Uniti e Canada.

L'Africa, frontiera da esplorare
Tra le destinazioni emergenti, l'occhio degli analisti è puntato sul continente africano. A raccontarne le potenzialità sarà Patrizia Mauro, direttore generale di Confindustria Assafrica & Mediterraneo: "Grazie alla crescita della ricchezza privata e alla tradizionale preferenza per oro e preziosi, diversi Paesi africani sono sempre più attrattivi per gli operatori italiani. Il Sudafrica resta il principale mercato, ma il settore è in espansione anche in Africa Occidentale e Nord Africa. Bisogna creare partenariati con una visione di lungo periodo".

E' arrivata l'ora di sondare nuovi mercati

Proteggere per crescere
A completare il quadro degli strumenti a disposizione delle imprese ci pensa Sace. "Il settore orafo è chiamato a rafforzare la propria capacità di adattamento e di diversificazione internazionale", spiega Fabio Colombo, Manager Centre Italy Sales Pmi di Sace. "Offriamo soluzioni assicurativo-finanziarie per proteggere l'export, facilitare l'accesso al credito e accompagnare le imprese nella crescita sui mercati meno tradizionali". Un'alleanza tra pubblico e privato, tra dati e visione, tra tradizione e apertura al nuovo. È questa la scommessa di Oroarezzo 2026: non solo una fiera, ma una bussola per orientarsi in un mondo che cambia.

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