Arezzo
I resti dell'elicottero, Paglicci e Casini
Potrebbero essere celebrati la prossima settimana i funerali di Mario Paglicci e Fulvio Casini, gli amici imprenditori, di Arezzo e Sinalunga, morti nell'incidente con l'elicottero precipitato lo scorso 9 novembre sui rilievi tra Toscana e Marche, nel comune di Badia Tedalda. Manca il nulla osta della procura di Arezzo, che ha aperto un'inchiesta. Il pm Julia Maggiore attende la conclusione dell'accertamento sul dna dei resti dei corpi recuperati nel luogo dell'incidente, il poggio dell'Appione. A inizio settimana la situazione si potrebbe sbloccare. Intanto le condizioni meteo di questi giorni - prima la pioggia e poi la neve - hanno ostacolato l'impegnativo lavoro dei vigili del fuoco di Arezzo per il recupero dei rottami dell'Agusta Westland 109 che si è schiantato al suolo e si è incendiato.

Calandosi con il verricello dall'elicottero Agusta Bell del nucleo Vigili del Fuoco di Arezzo, gli operatori incaricati dal magistrato devono raccogliere i pezzi del velivolo che saranno messi a disposizione dei super consulenti per la perizia sulle cause della sciagura. Ancora tutta da comprendere. Il fascicolo, aperto per omicidio colposo contro ignoti, deve accertare se nell'accaduto vi sono responsabilità di terzi (problemi tecnici dell'elicottero) o se invece si è trattato di errore umano, magari conseguenza di avverse condizioni del tempo: la nebbia. La famiglia Paglicci, notissimo imprenditore orafo di Arezzo, è assistita dall'avvocato Nicola Detti. C'è l'esigenza di capire cosa è avvenuto quel pomeriggio, durante il volo di rientro alla base, da Venezia all'aviosuperficie Serristori di Manciano (Castiglion Fiorentino). Ma la prima esigenza delle famiglie Paglicci e Casini è quella di porgere l'ultimo saluto ai propri cari.
A distanza di due settimane esatte, la mente torna a quella domenica quando i due imprenditori, Paglicci, 77 anni e Casini, 67, esperti piloti, a metà mattinata, con condizioni meteo buone, si erano levati in volo dal centro Serristori. L'elicottero, acquistato da Paglicci a primavera, usato ma in perfette condizioni, era oggetto di meticolosi controlli e costante manutenzione. Uno dei migliori velivoli in circolazione. La destinazione di quel giorno era Venezia. Tutto a posto. Documentato anche da un video realizzato dallo stesso Paglicci, con il pollice alzato in segno di tutto ok.
Nell'affrontare l'attraversamento della parte appenninica, l'elicottero è scomparso dai radar. Rispetto alle prime cronache diffuse da alcuni organi di stampa, non vi sarebbe stata alcuna comunicazione dall'elicottero di un guasto, un'avaria. L'alert è scattato solo dopo la caduta. Cosa è successo in quei frangenti è oggetto dell'inchiesta della procura, in collaborazione anche con l'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo. Tra le ipotesi, quella che ha preso maggior consistenza, è quella di una improvvisa mancanza di visibilità che può aver tradito i piloti. L'impatto sul poggio dell'Appione, a velocità sostenuta, sembrerebbe uno schianto contro un ostacolo non visto. Ma sono supposizioni e occorre attendere lo sviluppo degli accertamenti per trarre le conclusioni. L'assenza di scatola nera in velivoli come questo non aiuta gli inquirenti. Ma informazioni potrebbero essere restituite da altri dispositivi che registrano aspetti del volo. Da verificare se davvero, come sarebbe emerso, l'elicottero prima dell'impatto avesse chiesto di scendere da 5 mila metri a 2 mila.
Il ritrovamento dei rottami, tra la vegetazione, è della mattina del 10 novembre dopo che prime ricerche nella zona montana non avevano dato esito al calare della sera.
Fulvio Casini, imprenditore nel settore immobiliare, di Sinalunga (Siena) era esperto come lo era Mario Paglicci. Tante ore di volo, atteggiamento prudente, competenza, conoscenza. A bordo erano solo loro due nonostante l'Agusta potesse trasportare 8 persone.
Orafo di grande visione, artefice di un gruppo diversificato, strutturato, tra le migliori espressioni del distretto dei preziosi di Arezzo, Paglicci è stato descritto nei giorni successivi all'incidente dalla nipote Alessandra e dall'amico Francesco Macrì (presidente di Estra). Un uomo abituato alle sfide, di grande spessore imprenditoriale e umano, con la passione forte per il volo. Una figura che manca adesso ai suoi cari e al territorio. Tra le innumerevoli iniziative, stava conducendo quella del recupero, riqualificazione e riconversione della ex clinica Tanganelli a Poggio del Sole, Arezzo, dove un cantiere trasforma la struttura in chiave residenziale di alto livello.
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