Salute
Sulla sanità esplode la polemica social
Il dossier sanità è senza dubbio uno dei più scottanti per la Regione Toscana. Per mantenere un alto livello di qualità sono inevitabilmente necessari ingenti finanziamenti e quelli assegnati dal governo centrale non sono sufficienti. Il sistema toscano, inoltre, è nel pieno di una rivoluzione organizzativa che avrà bisogno di almeno un altro anno per diventare effettiva. Nei giorni scorsi è finita al centro dell'attenzione la vicenda del Pronto soccorso dell'ospedale San Donato di Arezzo. Lettere e prese di posizione critiche per un reparto sotto organico che fatica a rispondere alla domanda sempre più crescente e incalzante dei cittadini. Il vicesindaco Lucia Tanti ha annunciato la richiesta di un incontro alla Regione dopo una pesantissima lettera aperta dell'ex vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini. E dura è stata anche la presa di posizione di Maurizio Milanesi, segretario generale della funzione pubblica della Cisl Arezzo. Su quest'ultimo intervento si è acceso il dibattito sui social, non senza critiche.
Durissimo Domenico Sarrini che su Facebook tira in ballo i contratti firmati dagli stessi sindacati e il fatto che non hanno alzato la voce sul mancato aumento di personale e sul lavoro straordinario. Maila Di Stefano, invece sostiene che "il problema non è solo il Pronto soccorso! Tutti gli ospedali in Toscana sono in carenza di personale ma non funzionano sempre male. Il problema è che alla base mancano organizzazione, professionalità, empatia ed educazione, fattore fondamentale anche per il paziente". Secondo Marco Schicchi: "Non c’è destra o sinistra che tenga. Un infermiere prende meno di un operaio in molte occasioni e riceve minacce come se non ci fosse un domani, costretto a lavorare con un rapporto di 1 a 10 (pazienti, ndr) se va bene. Un medico con un rapporto da 1 a 50. Cosa volete che possano fare in situazioni emergenziali come quelle che sono diventate la quotidianità ormai da anni?". Non ci va leggera nemmeno Maria Repetti: "Solo ora dal 2015 prendete atto del disastro Asl. Solo quando un ex vicesindaco si è trovato personalmente a prenderne atto. Gli altri cittadini tantissimi, io per fare un esempio, abbiamo vissuto lo stesso calvario".
Sono solo alcuni dei pareri. Ce ne sono tanti altri. Giuseppe Banchetti ricorda il mancato raggiungimento delle firme per l'abolizione dell'Area vasta sud est, Nico Frank chiede alla Cisl di fare nomi, Giacomo Maffei mette in evidenza le difficolta di chi vive in Casentino o Valtiberina che "deve fare 50 km per arrivare ad Arezzo perché l’ospedale di riferimento non risponde a quel servizio, tra l’altro, anche cose basilari! Esempio: un 95enne alle 4 di notte con -5° fuori deve essere trasportato da Sansepolcro ad Arezzo, sostituire il catetere (5 minuti di lavoro) ed essere riportato a Sansepolcro. Tutto questo con ambulanza. Se questa è dignità". E tanti commenti ancora. Ovviamente non manca chi non coglie l'occasione per tornare a parlare di Covid e vaccini con un sibillino "State a casa: tachipirina e vigile attesa", che nel dibattito sui conti e i servizi della sanità c'entra davvero come il due di coppe quando briscola è denari. Resta il dossier scottante da affrontare su un servizio considerato basilare da tutti i cittadini toscani. Per mantenere un sistema di buon livello occorrono soldi. Soldi che sono sempre meno.
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