Sanità
Piccola rivoluzione per i medici di famiglia (e non solo)
Con il via libera definitivo della Conferenza Stato-Regioni si chiude l’ultimo passaggio formale per l’entrata in vigore del nuovo accordo collettivo nazionale della medicina generale che coinvolge 60 mila medici di famiglia. L’Acn, sottoscritto lo scorso novembre dalle organizzazioni sindacali e dalla Sisac, la struttura che rappresenta la parte pubblica nelle trattative con il personale sanitario convenzionato, rinnova la convenzione dei medici di medicina generale per il triennio 2022-2024 e riguarda medici di famiglia, della continuità assistenziale, dell’emergenza sanitaria territoriale e quelli che operano negli istituti penitenziari. La convenzione nazionale della medicina generale è il perno che regola i rapporti di lavoro tra il Servizio sanitario nazionale e i medici convenzionati.
L’intesa raggiunta giovedì 15 gennaio tra Stato e Regioni introduce innanzitutto un aggiornamento economico atteso da anni. Le retribuzioni, ferme al 2021, aumentano in media del 5,78 per cento, con il riconoscimento degli arretrati relativi all’intero triennio 2022-2024. Un adeguamento che, nelle intenzioni delle Regioni, rappresenta una prima risposta concreta alle difficoltà di una categoria centrale per il funzionamento della sanità pubblica. Ma il nuovo Acn non si limita all’aspetto salariale. Il rinnovo segna un ulteriore passo verso l’integrazione dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità, uno degli assi portanti della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr e dal Dm 77 del 2022. L’accordo introduce adeguamenti coerenti con il progressivo inserimento dei medici convenzionati nell’organizzazione di queste nuove strutture, pensate per avvicinare i servizi sanitari ai cittadini e ridurre la pressione sugli ospedali.
Un ruolo chiave è affidato alle Aggregazioni funzionali territoriali, le Aft, ovvero forme organizzative in cui i medici di cure primarie lavorano in gruppo garantendo l’assistenza sull’intero arco della giornata. Come ha spiegato Alessandro Dabbene, vicesegretario nazionale della Fimmg, con il nuovo Acn le Regioni potranno destinare una quota variabile del compenso per incentivare, su base volontaria, i medici di medicina generale già in attività a dedicare alcune ore di lavoro nelle Case di Comunità. Viene inoltre istituito un fondo economico specifico per sostenere le attività delle Aft, collegato al raggiungimento di obiettivi organizzativi e assistenziali. L’obiettivo è accelerare un processo che, sulla carta, avrebbe dovuto concludersi già da tempo. Le Aft, ricorda Dabbene, dovevano essere realizzate entro un anno e mezzo dalla firma dell’Acn 2016-2018, sottoscritto nell’aprile 2022, ma oggi gli accordi regionali attuativi sono operativi solo in circa metà delle Regioni. Gli incentivi economici previsti dal nuovo accordo puntano quindi a sollecitare l’organizzazione della rete degli studi medici su tutto il territorio nazionale.
Dal punto di vista pratico, il lavoro in gruppo comporta anche un cambiamento nell’organizzazione degli orari. Le Aft consentono, per esempio, di mantenere gli studi medici aperti dodici ore al giorno, dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì, mentre nelle ore notturne e nei giorni festivi resta attivo il servizio di continuità assistenziale. L’assistito continua ad avere come riferimento il proprio medico di famiglia, scelto liberamente, ma in caso di necessità può rivolgersi a un altro professionista appartenente alla stessa aggregazione. Il nuovo Acn interviene anche su una situazione particolarmente delicata per i cittadini: il pensionamento del medico di famiglia. Viene ribadito l’obbligo per le Asl di comunicare tempestivamente agli assistiti l’uscita dal servizio del loro medico. La novità riguarda però i contesti più fragili, come le aree interne o i piccoli Comuni. Se in un ambito territoriale è disponibile un solo nuovo medico, si agevola il percorso di scelta del paziente, velocizzando la presa in carico. Resta comunque garantita la possibilità, in futuro, di cambiare medico qualora se ne rendano disponibili altri.
La riorganizzazione della medicina generale si inserisce in un disegno più ampio di sanità di prossimità. Ora, come sottolinea ancora Dabbene, l’attenzione si sposta sul nuovo atto di indirizzo delle Regioni, che dovrà chiarire in modo più puntuale l’utilizzo della medicina generale all’interno delle strutture previste dal Pnrr, in particolare nelle Case di Comunità. L’auspicio è che il documento venga approvato nelle prossime settimane, così da avviare rapidamente le trattative per il prossimo Acn 2025-2027 e arrivare alla firma entro l’estate. Dal fronte istituzionale, il presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità, Marco Alparone, rivendica la rapidità del rinnovo. "Ci eravamo ripromessi di chiudere rapidamente questo rinnovo e lo abbiamo fatto", ha dichiarato, spiegando che la priorità era fornire una prima risposta ai medici di prossimità in attesa di un adeguamento salariale, per poi concentrarsi sugli aspetti più complessi della tornata contrattuale 2025-2027, su cui il lavoro è già iniziato. Alparone ha infine ribadito il ruolo centrale dei medici di famiglia come punto di accesso fondamentale alla cura e ha indicato nell’intesa raggiunta un passo verso il riconoscimento di un modello multiprofessionale e multidisciplinare, coerente con il nuovo assetto della sanità territoriale e capace di rispondere ai bisogni di salute che stanno cambiando.
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