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Il fenomeno

Cani e gatti riscrivono il concetto di famiglia. Perché sempre più italiani scelgono un animale domestico. Ma attenzione alle adozioni per impulso

Si stima che nelle case italiane vivano complessivamente circa 25 milioni 500 mila pet. Costi, tempo, impegno: cosa valutare prima di accogliere un nuovo amico

Julie Mary Marini

23 Gennaio 2026, 13:37

Cani e gatti riscrivono il concetto di famiglia. Perché sempre più italiani scelgono un animale domestico. Ma attenzione alle adozioni per impulso

Famiglia. Una parola, anzi un concetto che nel tessuto sociale contemporaneo, sta vivendo una metamorfosi profonda, visibile non solo nelle statistiche demografiche, ma anche nella composizione stessa di chi vive nelle nostre case. Secondo i dati più recenti dell'indagine Istat I Cittadini e il Tempo libero, quasi quattro famiglie su dieci hanno un ospite molto amato. Accolto e vezzeggiato, curato con grande attenzione, spesso fino a farlo sentire viziato:un animale domestico. E' ormai passato, e dimenticato, il concetto che il pet non più come semplice accessorio, ma un membro del nucleo familiare a tutti gli effetti. Nel 2024 (dati Istat) circa dieci milioni di famiglie italiane (il 37,7% del totale) hanno aperto le proprie porte a un compagno a quattro zampe (o più).

Gli animali domestico ormai sono membri effettivi della famiglia

Se osserviamo l’arco temporale dell’ultimo decennio, emerge un dato significativo: mentre tra il 2006 e il 2015 la quota di possessori di animali era rimasta sostanzialmente stabile, intorno al 36%, tra il 2015 e il 2024 si è assistito a una crescita di 1,5 punti percentuali. Questo incremento non è distribuito in modo uniforme, ma rivela mutamenti specifici nei nostri stili di vita. Il fenomeno più dirompente riguarda senza dubbio le coppie senza figli con componenti sotto i 65 anni. In questo segmento, la presenza di animali domestici è letteralmente esplosa, crescendo di 10 punti percentuali in meno di vent'anni: dal 38% del 2006 al 47,9% del 2024. È evidente come l'animale domestico stia occupando uno spazio emotivo e relazionale centrale, offrendo compagnia e una forma di cura reciproca in nuclei familiari sempre più snelli.

Tuttavia, il primato della convivenza con gli animali appartiene ancora alle coppie con figli grandi (14 anni e più), dove la percentuale di possesso tocca addirittura il 51,2%. Questa dinamica suggerisce che l'animale domestico funga spesso da elemento di coesione in una fase della vita familiare in cui i figli acquisiscono maggiore autonomia. Anche le famiglie monogenitoriali con figli adolescenti mostrano un’altissima propensione (48,8%), confermando la funzione di supporto affettivo che cani e gatti (ma non solo) svolgono nelle sfide quotidiane. Analizzando le preferenze di specie, il cane resta il miglior amico degli italiani, presente nel 22,1% delle case, seguito dal gatto (17,4%).

I cani restano gli animali domestici più diffusi

Complessivamente, circa il 33,9% delle famiglie possiede almeno uno dei due o entrambi. Ma la varietà non si ferma qui: si stima che nelle case italiane vivano complessivamente circa 25 milioni 500mila animali domestici. Oltre ai classici compagni, il 3,2% delle famiglie possiede pesci, mentre circa il 6% ospita altre specie come uccelli (1,5%) o tartarughe (1,3%). È interessante notare come la presenza di specie diverse segua logiche generazionali: i pesci e altre specie esotiche sono più frequenti nelle famiglie con bambini piccoli (sotto i 14 anni), forse come strumento educativo per introdurre i più piccoli al concetto di responsabilità e cura del mondo naturale. Questa fotografia del 2024 ci restituisce un'Italia dove l'affetto per gli animali trascende le barriere generazionali, diventando un pilastro del benessere domestico moderno.

Non bisogna però mai dimenticare che ospitare un animale domestico è un grande impegno. Adottare un cane o un gatto è un gesto che nasce spesso da un impulso emotivo: uno sguardo dietro le grate di un canile, una foto condivisa sui social, il desiderio di colmare un vuoto. Ma trasformare quell’impulso in una scelta consapevole è il vero atto di amore. Perché un’adozione non è un regalo né un esperimento: è l’inizio di una relazione che, nella maggior parte dei casi, durerà dieci, quindici, a volte vent’anni. Prima di tutto, occorre interrogarsi sul tempo. Un cane non è soltanto passeggiate e giochi: richiede presenza quotidiana, uscite regolari, educazione, attenzioni costanti. Un gatto, pur più autonomo, non è un soprammobile vivente: ha bisogno di interazione, di stimoli, di routine. Chi lavora molte ore fuori casa o viaggia spesso deve chiedersi con onestà se potrà garantire continuità e stabilità. L’abbandono, purtroppo, nasce quasi sempre da una cattiva previsione iniziale.

Gattini nel 17,4 per cento delle famiglie

Poi c’è lo spazio. Non tutti gli animali sono uguali e non tutti gli ambienti sono adatti a tutti. Un cane di taglia grande o molto attivo può soffrire in un piccolo appartamento senza possibilità di sfogo; un gatto abituato all’esterno può vivere male in un monolocale senza balconi o arricchimenti ambientali. Più che i metri quadri contano la qualità dell’ambiente e la disponibilità del proprietario a compensare con passeggiate, giochi, arricchimento sensoriale. Un altro nodo centrale è il costo, spesso sottovalutato. Veterinario, vaccinazioni, sterilizzazione, antiparassitari, alimentazione di qualità, eventuali cure impreviste: mantenere un animale comporta una spesa continua nel tempo. Secondo le principali associazioni veterinarie europee, il costo medio annuo per un cane può superare facilmente i mille euro, mentre per un gatto si aggira su alcune centinaia, senza contare le emergenze. Chi adotta deve essere pronto non solo affettivamente, ma anche economicamente.

Molte le valutazioni prima di adottare un cane

C’è poi la questione dello stile di vita. Un cane energico non è compatibile con una persona sedentaria che esce raramente; un cucciolo richiede pazienza, educazione, tolleranza per danni e incidenti domestici; un animale anziano può avere bisogni sanitari importanti ma offrire una compagnia straordinaria. Scegliere non significa “prendere il più bello”, ma quello più adatto alla propria quotidianità. In questo senso, il dialogo con i volontari dei rifugi è spesso decisivo: conoscono i caratteri, le storie, le fragilità degli animali meglio di chiunque altro.

Un capitolo a parte riguarda la famiglia. Bambini piccoli, altre presenze animali, persone allergiche o anziane: ogni elemento influisce sull’equilibrio futuro. Un’adozione riuscita è quasi sempre il risultato di un inserimento graduale, guidato, rispettoso dei tempi dell’animale. La convivenza non si improvvisa. Infine, forse la domanda più importante: sono pronto ad assumermi una responsabilità che durerà per anni, anche quando la novità sarà svanita? Perché arriveranno le vacanze da organizzare, le malattie, i traslochi, i cambiamenti di lavoro. Un cane o un gatto non sono un capitolo della vita: diventano parte della vita. Adottare significa salvare una vita, è vero. Ma soprattutto significa impegnarsi a non tradire quella fiducia. Se questa consapevolezza c’è, allora sì: dietro quella gabbia, o dentro quella foto, potrebbe davvero esserci il prossimo compagno di viaggio.

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