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Toscana

Intelligenza artificiale e salute, cento medici di famiglia nella sperimentazione con la piattaforma Mia

L'obiettivo è rendere la sanità più umana, sicura e rispettosa della privacy. L'assessore Monni: "Utilizzo trasparente e controllato della tecnologia"

Giuseppe Silvestri

24 Gennaio 2026, 05:59

IZ

L'intelligenza artificiale utilizzata in campo medico

C’è una nuova energia che attraversa i corridoi delle cure primarie in Toscana, una promessa che non parla solo di tecnologia, ma di futuro e di relazioni umane. È l’alba di un cambiamento che vuole affiancare, non sostituire; che vuole sostenere, non rimpiazzare. La sperimentazione di intelligenza artificiale in medicina generale prende il via in questo gennaio 2026 e già segna un traguardo importante: sono 100 i medici di medicina generale che hanno aderito su base volontaria, con l’obiettivo di arrivare progressivamente a 200. La Regione Toscana è in prima linea nella sperimentazione nazionale promossa da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, con il supporto del settore Sanità digitale e dei dipartimenti di Medicina generale delle aziende sanitarie. Al centro dell’iniziativa c’è Mia – Medicina intelligenza artificiale, l’unica piattaforma di AI in Italia ad aver ricevuto l’approvazione del Garante per la protezione dei dati personali. Una tecnologia che non guarda a freddi algoritmi ma alla vita delle persone, progettata per affiancare i medici nell’inquadramento diagnostico di base, nella gestione della cronicità e nelle attività di prevenzione, selezionando informazioni utili alla rivalutazione periodica del paziente.

A livello nazionale, l’obiettivo è coinvolgere 1.500 professionisti dell’assistenza primaria, pronti a testare l’infrastruttura e a migliorarne le funzionalità. In Toscana, i primi 100 medici sono già distribuiti in tutte e tre le aziende sanitarie regionali, mentre la Regione si assume il compito di coordinare le attività e garantire la formazione dei professionisti coinvolti. "L'intelligenza artificiale può essere uno strumento utile solo se resta al servizio delle persone e del lavoro dei professionisti – spiega l’assessora al Diritto alla salute della Toscana, Monia Monni – Per noi l'innovazione ha senso solo se rafforza la relazione di cura, sostiene le decisioni cliniche e migliora la qualità dell'assistenza, senza mai sostituire il ruolo, la responsabilità e l'autonomia del medico. La sperimentazione di Mia va esattamente in questa direzione: affiancare i professionisti, offrendo supporti basati su conoscenze validate e su un utilizzo trasparente e controllato della tecnologia, nel pieno rispetto dei diritti, della privacy e della dignità delle persone".

Mia non si affida a modelli linguistici generici né a piattaforme esterne. La piattaforma poggia su un motore nazionale dedicato, alimentato da materiali e contenuti validati, integrabili con basi di dati locali e supervisionati da un comitato scientifico. Non prevede in alcun modo il trattamento o l’utilizzo dei dati personali degli assistiti: la protezione della privacy non è un dettaglio, ma la pietra angolare della sperimentazione. "E' questa la direzione che vogliamo seguire – conclude Monni – un'innovazione pubblica che non è fine a se stessa, ma orientata al bene comune: mettere al centro i cittadini, sostenere il lavoro dei professionisti e rafforzare una sanità che resta profondamente umana, competente e responsabile". La Toscana, così, non si limita a sperimentare la tecnologia: costruisce un modello di sanità in cui l’innovazione cammina accanto alla cura, dove il futuro digitale si misura sulla capacità di restare umano.

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