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Ambiente

Sarà più facile abbattere il lupo: il Senato ha approvato il declassamento voluto dall'Europa. Ma c'è confusione persino sulla specie

Ora manca soltanto il decreto. Protestano tutte le associazioni ambientaliste: "Ogni mese uccisi 30 esemplari tra bracconaggio e investimenti"

Giuseppe Silvestri

12 Marzo 2026, 01:06

Lupi

Lupo declassato, abbattimenti più facili

Ci sono voluti anni per riportarlo sulle Alpi e sugli Appennini. Decenni di protezione rigorosa, di battaglie legali, di campagne di sensibilizzazione. E ora l'Italia mette mano allo status del lupo e allenta la presa. Anche il Senato ha approvato la legge di delegazione europea che recepisce — tra le altre norme comunitarie — il declassamento del lupo da specie "rigorosamente protetta" a semplicemente "protetta". Un aggettivo in meno che, nella pratica, potrebbe valere la vita di centinaia di esemplari. Il voto finale a Palazzo Madama ha registrato 78 favorevoli, 2 contrari e 57 astensioni. Numeri che, però, raccontano solo una parte della storia. Le opposizioni — M5S, Pd e Alleanza Verdi-Sinistra — avevano provato fino all'ultimo a fare stralciare l'articolo 7 della legge, quello che riguarda il lupo, con quattro emendamenti soppressivi. Tutti respinti dalla maggioranza, che è rimasta compatta. La Camera aveva già fatto la sua parte a dicembre, approvando l'articolo corrispondente con 130 voti favorevoli, 85 contrari e 12 astenuti.

Cosa cambia e quanto in fretta
Sul piano tecnico, il passaggio è quello dalla Convenzione di Berna: il lupo scivola dall'allegato II all'allegato III. Una traslazione burocratica che si traduce, però, in conseguenze concrete: Regioni e Province autonome potranno d'ora in poi autorizzare più facilmente abbattimenti, motivandoli con la presenza di rischi per le persone o per gli animali da allevamento. Benché questo cambiamento ovviamente non autorizzi la caccia libera, permette alle Regioni di chiedere deroghe più facili per prelievi selettivi, per esempio in caso vengano segnalati danni agli allevamenti, comportamenti aggressivi nei confronti dell'uomo, frequentazioni assidue di centri abitati. La velocità con cui il governo e la maggioranza hanno agito colpisce. Il via libera europeo era arrivato nel giugno 2025; il termine per il recepimento era fissato al 15 gennaio 2027. Eppure in meno di un anno il Parlamento ha già chiuso il cerchio, ben prima della scadenza.

Anche il Senato ha approvato il declassamento della specie

Un'accelerazione che stride con i tempi biblici con cui l'Italia recepisce di norma le direttive europee, e che non è passata inosservata. Restano ora due passaggi tecnici: il governo dovrà adeguare il DPR 357/1997 (che dava attuazione alla direttiva Habitat) e la legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica, che all'articolo 2 inserisce tuttora il lupo tra le specie "particolarmente protette". Lo farà con un decreto legislativo. Il declassamento è in contraddizione con quanto previsto dalla legge quadro sulla caccia, la 157/92: il grimaldello usato dalla maggioranza per eliminare la contraddizione è costituito dalla riforma di quella stessa legge, che sarà discussa al Senato all'inizio di aprile. Far procedere i due provvedimenti in parallelo è la strategia per evitare di ritrovarsi con norme in aperto conflitto tra loro.

Ispra e i conti che non tornano
La delega fissa due vincoli: deve essere sempre rispettato il principio dello "stato di conservazione soddisfacente della specie", e i costi non devono gravare sulle casse pubbliche. L'Ispra ha quantificato in circa 160 esemplari il numero massimo di abbattimenti annui compatibili con questo principio a livello nazionale. Ma molte Regioni contestano già quella cifra, ritenendola insufficiente a contenere le predazioni. Sul fronte opposto, secondo le dichiarazioni di studiosi, in un solo mese in Italia si perdono almeno trenta lupi, tra bracconaggio e investimenti stradali. L'Enpa denuncia che nella sola Provincia autonoma di Trento, in un mese, quattro lupi sono stati uccisi e due feriti da veicoli. In Emilia-Romagna, i Carabinieri forestali avrebbero comunicato il ritrovamento nel 2025 di dieci lupi avvelenati.

Secondo le stime sono 3.300 gli esemplari che vivono nel nostro Paese

La guerra delle cifre e il nodo scientifico
Al cuore della battaglia politica c'è una disputa scientifica irrisolta. I dati ufficiali più recenti, risalenti al 2021, stimano circa 3.300 lupi sul territorio nazionale. Ma sul nodo numerico, Enpa ha contestato la validità delle stime circolate, citando evidenze secondo cui una quota significativa sarebbe composta da ibridi — incroci lupo-cane — collegando il fenomeno al randagismo e alla responsabilità umana. Chi chiede abbattimenti e chi li contrasta, insomma, non parlano nemmeno della stessa specie con gli stessi numeri in mano. Il 5 febbraio scorso, a pochi giorni dal voto, Enpa, Lav, Lndc Animal Protection, Wwf Italia e Fondazione Capellino si erano riunite in conferenza stampa al Senato per chiedere di fermare una decisione ritenuta sbagliata e priva di basi scientifiche solide, con una richiesta condivisa: adottare una moratoria di almeno un anno. Appello inascoltato.

Le associazioni portano come esempio virtuoso realtà come il Parco delle Foreste Casentinesi, dove l'utilizzo di cani da guardiania specializzati — i pastori maremmano-abruzzesi — ha ridotto nettamente le predazioni. La vera priorità, sostengono, deve restare la prevenzione: recinzioni elettrificate, cani da guardiania, assistenza tecnica agli allevatori, nuove tecnologie, informazione sul territorio sulle buone pratiche di coesistenza. Il lupo è tornato in Italia dopo decenni di quasi-estinzione. Ora la politica ha scelto di gestirlo abbassando le barriere di protezione, prima ancora di aver costruito un sistema nazionale di monitoraggio solido, un piano di prevenzione condiviso, una legge sulla caccia aggiornata. La partita, come spesso accade, si gioca più sulle deroghe che sulle regole.

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