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Il caso

Ha mosso gli occhi e ha scelto di morire, due anni per andarsene con dignità. Libera finalmente ce l'ha fatta. Le ultime parole: "Spero di essere di aiuto per altri"

Aveva 55 anni ed era affetta da sclerosi multipla: non riuscire a muovere nemmeno un dito ha reso molto complesso il suo suicidio assistito

Giuseppe Silvestri

25 Marzo 2026, 16:09

Ha mosso gli occhi e ha scelto di morire, due anni per andarsene con dignità. Libera finalmente ce l'ha fatta. Le ultime parole: "Spero di essere di aiuto per altri"

Libera ha scelto di andare (foto di archivio)

Un movimento impercettibile. Lo sguardo puntato su uno schermo. Poi il farmaco ha iniziato a scorrere. Così Libera (nome di battaglia scelto per proteggere la sua privacy) ha scelto di mettere fine alla sua vita. Aveva 55 anni, la sclerosi multipla che da tempo l'aveva inchiodata all'immobilità totale, ma anche una volontà che nessuna paralisi era riuscita a scalfire. È morta oggi, mercoledì 25 marzo, nella sua casa in Toscana. Lo ha fatto come voleva: da sola, o quasi. Senza che nessuno premesse un tasto al posto suo. Ci sono voluti due anni. Due anni di battaglie legali, ricorsi, udienze, questioni di legittimità costituzionale, perizie tecniche affidate al Consiglio nazionale delle ricerche. Una vicenda che ha attraversato tribunali, aule della Consulta e laboratori di ingegneria biomedica prima di arrivare a quel momento: una donna immobile che muove gli occhi e decide, con quello sguardo, di andarsene.

La storia di Libera inizia, almeno nella sua dimensione pubblica, nel luglio 2024, quando la Asl Toscana Nord Ovest le concede il via libera per accedere alla procedura di aiuto medico alla morte volontaria. Un riconoscimento importante, ma incompleto. Perché Libera è paralizzata dal collo in giù: la sclerosi multipla le ha tolto ogni movimento, compreso quello minimo di un dito o una mano, necessario per azionare il dispositivo di infusione solitamente usato in questi casi. E in Italia deve essere il paziente stesso ad autosomministrarsi il farmaco. Senza quella possibilità, il diritto riconosciuto sulla carta resta inaccessibile nei fatti.

Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni

A marzo 2025, tramite il suo collegio legale coordinato dall'avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, Libera presenta un ricorso d'urgenza al tribunale di Firenze, chiedendo che il suo medico, Paolo Malacarne, sia autorizzato a somministrarle direttamente il farmaco. Il giudice solleva la questione di legittimità costituzionale sull'articolo 579 del codice penale, quello che configura il reato di omicidio del consenziente, perché la somministrazione da parte del medico rientrerebbe esattamente in quella fattispecie. Il caso così approda alla Corte costituzionale. La Consulta si pronunciata nel luglio 2025, aprendo uno spiraglio tecnico e giuridico insieme: chiede con urgenza la verifica, a livello nazionale e internazionale, dell'esistenza di dispositivi idonei all'autosomministrazione del farmaco per pazienti con gravissime limitazioni motorie. Non un diniego, ma una sfida: trovare il modo perché Libera possa farlo da sola. Il caso è torna davanti al tribunale di Firenze, che il 20 novembre 2025 affida al Cnr il mandato di realizzare e fornire il macchinario. Proprio in questo mese di marzo il dispositivo è stato collaudato e consegnato.

Libera ha condotto la sua battaglia con orgoglio e decisione

La soluzione trovata dai ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche è insieme tecnologica e simbolica. Un sistema di puntamento oculare interfacciato con una pompa infusionale: Libera fissa lo schermo, il dispositivo traduce il movimento degli occhi in un comando, la pompa avvia l'infusione endovenosa del farmaco. Nessuna mano estranea, nessuna mediazione umana nell'atto finale. Solo lei, il suo sguardo e una scelta. E così è accaduto. Così Libera ha potuto smettere di vivere una vita che non le dava più gioie e soddisfazioni. 

È la quattordicesima persona in Italia ad aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito. La seconda in Toscana accompagnata dall'Associazione Luca Coscioni. Ha lasciato un messaggio. Poche righe, precise come solo le parole di chi sa di non averne altre da sprecare. "Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito. La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un'attesa, allora avrà avuto senso".

Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni

Poi i ringraziamenti: all'Associazione Luca Coscioni, che le ha dato "voce e strumenti"; al suo medico Paolo Malacarne, citato con "sincera gratitudine". E una chiosa che suona come un testamento politico oltre che personale: "Questa non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata". Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, hanno affidato a una dichiarazione il loro saluto: "A Libera va il nostro grazie per aver lottato non solo per sé, ma per tutte le persone nelle sue condizioni, contribuendo ad aprire una strada che potrà essere percorsa anche da altri". La famiglia ha chiesto rispetto della privacy.

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