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Caprese Michelangelo

L'ululato dei lupi nella notte, il pericolo rogna: il Comitato Emergenza torna a puntare il dito sui pericoli per la sovrappopolazione. I video

Il documento: "Non vogliamo alimentare paure, ma rappresentare i rischi nei territori abitati"

Julie Mary Marini

08 Gennaio 2026, 15:03

L'ululato dei lupi nella notte, il pericolo rogna: il Comitato Emergenza torna a puntare il dito sui pericoli per la sovrappopolazione. I video

Frame tratti dal video diffuso dal Comitato Emergenza Lupi

Le notti con gli ululati dei lupi e il rischio di trasmissione della rabbia. In un lungo documento, il Comitato Emergenza Lupo ribadisce quello che considera un allarme per la presenza dei predatori, che avrebbero ormai superato la soglia della sporadicità, diventando una pressione costante in grado di interferire con la vita quotidiana dei cittadini. In particolare nel territorio di Caprese Michelangelo, dove i residenti sono appena 1.300. Con il documento vengono diffusi anche due video: nel primo si ascoltano i lunghi ululati notturni dei lupi; nell’altro, invece, sono stati filmati due esemplari che, secondo il Comitato, sarebbero gravemente colpiti dalla rogna. Il Comitato Emergenza Lupo sottolinea come il dato più preoccupante sia la propensione dei lupi a frequentare con regolarità il centro abitato, nonostante il territorio circostante sia vasto e scarsamente antropizzato. "Le prime segnalazioni documentate risalgono al 2018", ma da allora il fenomeno si è progressivamente aggravato, delineando quella che l’organizzazione definisce una vera e propria emergenza territoriale. A supporto di queste tesi, alcuni cittadini hanno fornito le due prove video allegate, giudicate di particolare rilevanza.

Clicca qui per il video con gli ululati nella notte

Clicca qui per il video dei lupi che secondo il Comitato sono malati

Secondo l’opinione del Comitato, la diffusione della rogna — una patologia parassitaria altamente debilitante — rappresenta un chiaro campanello d’allarme sullo stato sanitario della popolazione selvatica. Dal punto di vista epidemiologico, l’estesa diffusione di questa malattia viene interpretata come un indicatore di sovrappopolazione: l’eccessiva densità di individui favorirebbe i contatti ravvicinati e la frequentazione degli stessi ambienti, accelerando il contagio. Nel documento il Comitato evidenzia che la rogna può avere ricadute anche sull’uomo e non è circoscritta alla sola fauna; che, in assenza di politiche di gestione e contenimento, questa malattia e gli incidenti stradali rimangono gli unici fattori naturali di riduzione della popolazione dei lupi in Italia; e che il lupo agisce come un serbatoio biologico non monitorato, capace di diffondere agenti patogeni in modo silente.

L’analisi del Comitato Emergenza Lupo si sposta poi su pericoli meno evidenti ma considerati altrettanto gravi. La presenza incontrollata del predatore comporterebbe un incremento della contaminazione ambientale tramite le feci, che possono disperdere uova di parassiti come la tenia Echinococcus. Questo rappresenta un rischio per chi consuma prodotti del bosco o vegetali crudi, potendo causare l’echinococcosi umana (idatidosi cistica), una patologia che può rivelarsi anche letale. Vengono inoltre sollevate le questioni della leishmaniosi e della filariosi cardiopolmonare. Secondo il Comitato, i lupi, in quanto serbatoi non trattati, garantiscono la persistenza di questi agenti patogeni nell’ambiente, rendendo strutturalmente impossibile l’eradicazione locale di molte malattie, anche laddove vi sia un’elevata copertura vaccinale tra i cani domestici. Nella fase conclusiva del documento, il Comitato spiega che "non intende alimentare paure irrazionali, ma ritiene doveroso rappresentare con chiarezza i rischi connessi alla sovrappopolazione del lupo nei territori abitati. È necessario andare oltre la narrazione limitata ai soli danni da predazione, per includere anche le criticità legate alla sicurezza sanitaria e alla salute pubblica. I lupi — conclude il Comitato — non mettono in pericolo cani e gatti soltanto attraverso l’attacco diretto: la loro presenza non gestita introduce nel territorio una serie di rischi invisibili, ma concreti, che meritano di essere conosciuti, valutati e affrontati con responsabilità".

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