Colpo grosso
L'interno della gioielleria Grotti
“Prenderemo una decisione, ma ancora non sappiamo quale”. Il bivio per i coniugi Grotti è tra cessare l'attività che affonda le radici nel 1948 oppure proseguire.
Ora, davanti alla devastazione del negozio e allo shock, la tentazione è quella di mollare.
“Non so se vale la pena ricominciare” dice Mauro Grotti, classe 1957, alle spalle in mezzo a tanto lavoro al pubblico, alcuni furti con destrezza ed un tentato assalto scongiurato in extremis, un anno fa, ma adesso alle prese con la razzia che fa piegare le gambe.
In questura i commercianti hanno denunciato un danno da 700 mila euro, ma la cifra potrebbe essere superiore. Intanto la saracinesca esterna ieri è stata riparata. Gli arredi interni sono da rifare, come la vetrina, la porta. C'è l'assicurazione, i cui costi per la polizza erano pure aumentati, in linea col valore dell'oro, ma la ferita non viene mai suturata del tutto in questi casi.
“C'è un gravissimo danno economico, psicologico, morale” dice scrollando il capo Grotti, che venerdì pomeriggio era in palestra, nella pausa pranzo, quando è stato informato dell'attacco. Aveva chiuso da poco, è corso subito in via Spinello in calzoncini e scarpette.
È arrivata in lacrime davanti allo scempio anche la moglie. Erano nel mirino chissà da quanto. Studiati come si fa con un bersaglio. Ora insieme riflettono sul da farsi e intanto ringraziano gli aretini, istituzioni e comuni cittadini, che hanno espresso vicinanza e solidarietà.
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