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Colpo grosso

Una donna tra i banditi dell'assalto da 700 mila euro alla gioielleria: ipotesi al vaglio in base ai video. Auto segnalata in più zone d'Italia

Le movenze di una delle persone mascherate lascia pensare ad una presenza femminile nel commndo

Luca Serafini

11 Gennaio 2026, 07:48

Furto da Grotti

La persona al centro potrebbe essere una donna

Anche una donna nel commando dell'assalto alla gioielleria Grotti. Possibile. Non c'è ancora nulla di certo, ma le movenze meno mascoline di una delle persone mascherate riprese con i cellulari dai passanti mentre svuotano il negozio, lascia pensare ad una presenza femminile tra i banditi. Quattro o cinque, non è ancora chiaro agli stessi inquirenti che devono analizzare ulteriormente le immagini riprese in via Spinello venerdì 9 gennaio tra le 13.46 e le 13.52 quando il colpo da film è andato in scena in mezzo ai passanti, avvolto da una nube creata ad hoc con l'estintore e con in sottofondo il suono dell'allarme.

Ciò su cui si è concentrata l'attenzione è l'Audi grigia scura (a ieri non trovata) utilizzata dal gruppo di malviventi, piantata in mezzo alla strada davanti ai giardini del Porcinai e al negozio, poi sparita sgassando nel traffico cittadino, con ultimo avvistamento in zona Giotto. Dentro c'era il ricco bottino.

La banda si è fatta un regalo di Natale e dell'Epifania in ritardo, ma decisamente succulento: 700 mila euro il valore della refurtiva, come anticipato ieri dal Corriere di Arezzo. Anche se il timore è che il bilancio possa essere in difetto rispetto alla realtà.

Un durissimo colpo in ogni caso per i titolari del negozio, Mauro Grotti e la moglie Maria Celeste. Assicurati, ma piegati dalla mazzata.

Si diceva dell'auto dei malviventi. Con targhe false applicate di volta in volta, sarebbe associabile ad azioni avvenute in Lazio e in Veneto. Ma il passaggio della stessa vettura è segnalato in altre regioni, dall'Emilia Romagna alle Marche, all'Umbria. Serve un lavoro certosino e tenace, che gli investigatori della Squadra mobile guidati dal dottor Davide Comito stanno svolgendo. Certe volte serve anche un pizzico di fortuna. Può bastare un dettaglio, un passo falso, una traccia lasciata nel raid o durante la fase della pianificazione del colpo.

Professionisti, quelli che hanno agito. Sapevano perfettamente che quel piccolo negozio vicino ai Bastioni era un forziere. Per le casseforti non c'era il tempo di aprirle, di giorno, in quell'incursione lampo. Il vetro antisfondamento della vetrina, con gioielli importanti, ha retto. Ma una volta sollevata la saracinesca, la porta non poteva resistere all'attacco sferrato con divaricatore, piede di porco, piccone. E infatti non ha retto.

La scorribanda nella gioielleria, cronometrata dalla vigilanza, è stata di un minuto e mezzo. Spogliate del tutto o quasi le vetrinette interne come pure il bancone: piazza pulita. Ognuna di quelle scatole che si vedono nei video nelle mani degli uomini mascherati conteneva oggetti per 60 mila euro circa. E poi si sono presi le pietre preziose. Una cuccagna per i criminali.

Se tra loro ci fosse anche una donna, come pare da un dei video girati col telefonino dai passanti, non è certo. Si indaga su tutto. Anche sull'estintore usato per l'effetto nuvola intorno al raid e per minacciare la donna guardia giurata che si trovava in zona e voleva prendere il numero di targa dell'auto scura. Numero preso anche da altri, per ora fra gli elementi nel filo di Arianna che si spera porti ai criminali.

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