Arezzo
Mauro Grotti e l'assalto alla gioielleria
Riapriamo la gioielleria. Sì, con mia moglie abbiamo deciso di non chiudere l'attività dopo l'assalto del 9 gennaio. E' dura, ma si riparte. Della merce preziosa è rimasta e con i tempi che corrono, con l'oro intorno a 128 euro il grammo, non si trova facilmente qualcuno intenzionato a prendere il negozio.
Una settimana dopo il colpo da film in via Spinello, Mauro Grotti riceve per strada pacche sulle spalle e incoraggiamenti. Al danno economico che si aggira sui 700 mila euro c'è anche la botta morale e psicologica non del tutto riassorbita. Per quanto l'assicurazione sia un buon salvagente, rimettersi in pista non è facile e richiede tenacia oltre che passione.
La riapertura è prevista all'inizio della prossima settimana, lunedì o martedì. “Ci proviamo”, dice Grotti che ha ancora negli occhi la devastazione di quel venerdì nero e nelle orecchie il sibilo infinito del sistema d'allarme.
Era la pausa pranzo, lui si trovava in palestra, quando l'Audi color grigio scuro con la banda a bordo fece irruzione con modalità da pellicola d'azione: mascherati, muniti di estintore per coprire con una nube di schiumogeno la scena e per intimorire, in pugno piccone, piede di porco e divaricatore.
La saracinesca sollevata, la porta forzata, la razzia di oreficeria e gioielleria. Poi la fuga per le vie della città alle 14 di un giorno che resterà negli annali della cronaca.
La Squadra mobile della questura guidata dal dottor Davide Comito, lavora alacremente al caso, non facile. Si mettono a confronto i raid analoghi degli ultimi tempi in Italia, si studiano celle telefoniche, telecamere, gli oggetti e da dove provengono (l'estintore, gli attrezzi). Irreperibile l'Audi.
Con la stessa cortesia con cui da una vita serve al banco del negozio, Mauro Grotti ha risposto a cronisti di giornali e tv nei giorni in cui l'assalto di via Spinello è balzato alle cronache nazionali. L'amarezza per il furto, la consapevolezza di essere stato osservato, pedinato, studiato, insieme alla moglie, in quanto bersaglio.
I coniugi Grotti li abbiamo visti con gli occhi lucidi dopo il colpo, poi la notte lì a conteggiare l'ammanco nel negozio in frantumi, quindi impegnati a rimettere in sesto la gioielleria, tra porta, vetri e vetrine da sostituire. La tentazione era quella di mollare. Ora, invece, la ripartenza di una storia iniziata nel 1948.
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