L'intervista
La casa crollata a Il Matto
La sua casa nella frazione Il Matto a pochi chilometri da Arezzo è diventata una bomba e non si sa ancora perché. Ha la mamma ricoverata dal 15 gennaio, sua zia, il compagno e suo cugino disabile sono rimasti senza un tetto, come del resto lui. M.S., 47 anni, preferisce non essere fotografato né che il suo nome e cognome compaiano per intero.
- Come va?
Nessuno, da fuori, può comprendere la gravità di quanto accaduto. Tre famiglie che hanno perso ogni loro bene mobile ed immobile. Tutti siamo strazionati e profondamente traumatizzati dall’accaduto; siamo, anche emotivamente, ridotti in cenere. Mi fermo di continuo a pensare se fossero stati in casa mia i miei nipoti, mio cugino disabile… Io stesso, fossi stato davanti alla Tv, sarei stato spazzato via dall’esplosione. Poteva essere una strage. Persino i nostri cani sono rimasti bruciati.
- Come sta sua mamma?
Mia madre si trova in rianimazione al Centro Ustioni di Pisa. Nel dolore, urla e chiede aiuto incessantemente, giorno e notte; si è come bloccata a quel tragico momento. Forse non riuscirà a recuperare l’uso delle mani e solo col trascorrere dei giorni conosceremo gli effettivi postumi alla vista e, soprattutto, sotto il profilo neurologico. Nessuno dovrebbe assistere a tali devastazioni umane e materiali e vedere quello che ho visto io, con i miei occhi, in rianimazione. Chi restituirà a mia madre la sua salute, la sua vita e dignità di donna?
- Che idea si sta facendo di quanto è successo?
La distruzione di cui siamo vittime non può passare come semplice incidente domestico. A suo tempo, seguii da vicino i fatti della Strage di Viareggio; in quel caso, famiglie intere vennero bruciate vive mentre cenavano in giardino; altri morirono dopo mesi di indicibili sofferenze. Quanto accaduto a noi è la stessa, identica, cosa. L’ordinaria quotidianità di una casa “viva” spazzata via da un’ondata di fuoco. Ritengo che qualsiasi cittadino dovrebbe aver ben presente quanto distruttive possano essere le conseguenze di un impianto Gpl che, se non adeguatamente manutenuto e/o difettoso, ha il potere di un vero e proprio ordigno nucleare.
- Ci racconta quel giorno?
Quel maledetto giorno, sono stato in casa fino alle 14 circa. Avevo fatto la doccia e usato la caldaia, preso un caffè con mia madre, avevamo chiacchierato davanti alla Tv, con i cani che gironzolavano; tutto normale. Niente di anomalo, nulla lasciava presagire il disastro. Non è possibile, nell’arco di poco più di due ore, essere vittime di una violenza e devastazione simili all’esplosione di un impianto chimico industriale.
- Alle 17.20 circa il boato, le fiamme, il crollo con sua madre, sua zia e il compagno coinvolti. C’è un’inchiesta per disastro colposo in corso.
Voglio ripeterlo a gran voce: “la devastazione di cui siamo vittime, non è un normale incidente domestico”; fatti di tale gravità non possono e non devono capitare all’interno di civili abitazioni. Altrimenti, se il Gpl fosse così pericoloso, occorrerebbe un intervento legislativo urgente, a carattere nazionale, per vietare questo tipo di forniture alle famiglie.
- Si dovrà capire cosa non ha funzionato, come è avvenuto l’innesco.
Tutti noi cittadini italiani siamo – giustamente - emotivamente scossi e partecipi nel cordoglio per la strage di giovani di Crans Montana, in Svizzera; per poi, però, finire a scoprire che potremmo essere tutti in pericolo, seduti, ignari, sopra bombe ad orologeria, proprio all’interno delle nostre abitazioni, proprio dove ci sentiamo più sicuri. Aver ceduto una porzione di proprietà privata ad un soggetto terzo, se da un lato è un vincolo anche alla realizzazione delle opere, dall’altro dovrebbe essere una garanzia di sicurezza; un legittimo affidamento a verifiche, controlli e manutenzioni periodiche.
- In questo momento di disagio chi vorrebbe ringraziare?
Ringrazio tutte le persone che ci sono vicine; lo farò personalmente, una ad una. Ringrazio le varie associazioni, in particolare A.N. Ombra Security O.d.v. che si sono attivate per la raccolta fondi. Ringrazio le forze dell’ordine, i sanitari, i pompieri, la Croce Bianca di Arezzo e i suoi volontari intervenuti, per la loro professionalità, educazione e comprensione. Ho fiducia nei Vigili del Fuoco che stanno compiendo gli accertamenti ed ho fiducia nella Procura della Repubblica; sono certo che non lascerà nulla di intentato nell’accertamento delle responsabilità. Ho frequentato per diversi anni il Tribunale di Arezzo e conosco bene la grande professionalità dei magistrati che ci lavorano. Sono sicuro che anche le Istituzioni non ci lasceranno soli.
- C’è qualcosa che l’ha deluso dopo il fatto?
Di una cosa sono profondamente amareggiato; ad oggi, non abbiamo ricevuto neppure un telegramma dalla società fornitrice del servizio. Nessuna disponibilità per mettersi a disposizione e collaborare, nessuno minimo gesto di umana comprensione. Vari soggetti si sono introdotti nella nostra abitazione senza neppure presentarsi; chiamata l’azienda i giorni seguenti per conoscere i nominativi dei tecnici e responsabili intervenuti sul posto, ci hanno riferito di non essere autorizzati a rilasciarli. Ci sono stati funzionari pubblici che fin dai giorni immediatamente successivi al disastro hanno cominciato a chiamare ripetutamente per la rimozione delle macerie… Anche via WhatsApp, da numeri privati. E fuori dall’orario di ufficio. Alcuni mancano di buonsenso ed empatia, che in questo momento di dolore straziante mi sarei aspettato.
- Cosa si augura?
Auspico vivamente che queste notti, per noi di straziante sofferenza, portino molte persone a ben più miti consigli. Il desiderio più grande al momento è quello di sapere mia mamma fuori pericolo di vita, nonostante l’infezione contratta a causa delle gravissime ustioni.
IL PUNTO
L’inchiesta della procura sull’esplosione del 15 gennaio al Matto, frazione di Arezzo, con il crollo della casa al civico 29, è condotta dal pm Elisabetta Iannelli, con ipotesi di reato il disastro colposo. Non ci sono persone iscritte nel registro degli indagati. Sotto sequestro il serbatoio di gpl, l’impianto, i contatori. Accertamenti dei vigili del fuoco in corso su corretta realizzazione dell’impianto, certificazione, manutenzione. Ancora non è stato nominato un esperto per la consulenza tecnica che spieghi cosa è successo. La fuoriuscita di gas sarebbe avvenuta all’interno dell’edificio dove ad innescare l’esplosione sarebbe stato il mix di gpl e ossigeno in presenza di un innesco: scintilla o fonte di calore. Perché la fuoriuscita di gas e da dove? Un guasto addebitabile a chi? Maria Colombi, 76 anni, è ricoverata al Centro ustioni di Pisa; la sorella Piera, 71 e il compagno Sigfrido, 63, hanno riportato leggere lesioni e un grande choc. La coppia abitava al piano superiore, in quel momento non era con loro il figlio disabile 35enne, Leonardo. La 76enne era al piano di sotto. Il figlio 48enne era uscito. Li assiste legalmente l’avvocato Francesca Molino. Sono scattate iniziative di solidarietà per dare aiuto alle persone rimaste senza un tetto e che hanno perso le loro cose.
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