Arezzo
Il primo sopralluogo a Gorello dopo il furto
Il ladro morto nella fuga cambiava nome di continuo per sfuggire alla giustizia. Ci sarebbero diversi alias nel curriculum di Cristea Arben rimasto infilzato in un ferro nella caduta accidentale dopo il furto nella villa di Gorello. Albanese, 46 anni, è ritenuto autore di più azioni predatorie. Stando alle banche dati, ai controlli dichiarava generalità diverse. False. Nella tasca dei pantaloni zuppi di sangue gli hanno trovato il documento autentico.
La salma è ancora all'obitorio del San Donato in attesa dell'autopsia, che il pm Angela Masiello potrà far eseguire solo dopo aver notificato l'atto ai parenti che vivono all'estero. Fatale per Cristea la caduta da un'altezza di tre metri: si è praticamente seduto di schianto sopra il paletto della recinzione elettrica contro i cinghiali. Lesione devastante alla rete venosa della zona anale, choc emorragico, arresto cardiaco. Tutto molto rapido. Era la sera di venerdì 13 febbraio. I due complici con cui era entrato in altre due case della zona tra Policiano e Sant'Andrea sono fuggiti, lui è stramazzato in un orto a cinquanta metri dalla villa presa di mira, in quel momento vuota.
L'allarme è scattato mentre facevano man bassa di argento e monili. L'avvocato che vive accanto e il figlio, 75 e 38 anni, sono andati a vedere e se li sono trovati davanti. I malviventi hanno gettato la refurtiva e sono scappati nel buio attraversando il giardino. Cristea era probabilmente già caduto nel saltare il dislivello del rio, quando l'avvocato ha sparato due colpi di pistola in aria a scopo intimidatorio. Non c'è correlazione a quanto pare tra spari e infortunio in base alle indagini svolte dai carabinieri della compagnia di Arezzo. Una vicenda, quella di Gorello, che ha impressionato tutti. Per l'ondata no stop di incursioni nelle case contro la quale sembra non esserci rimedio, con il clamore amplificato dalla morte del ladro.
In tema di sicurezza, è intervenuto Mario Agnelli, commissario provinciale della Lega nord per Salvini premier. "Nessuna rassegnazione al regime della paura, non vogliamo armi o allarmi, vogliamo poter tornare a vivere sereni e ad emozionarci nei nostri luoghi del cuore". Agnelli respinge la logica della rassegnazione: "Qui non è in discussione come e se ci si difende, né il tema della legittimità. Il punto è un altro: i nostri territori non sono abituati a convivere con un'escalation di microcriminalità come quella che stiamo vivendo. Parliamo di furti che colpiscono luoghi insospettabili, luoghi del cuore. E non vogliamo abituarci a questo clima".
Il commissario della Lega e sindaco di Castiglion Fiorentino prosegue: "Al di là del fatto che una persona possa avere un'arma o un sistema di allarme, non vogliamo adeguarci all'idea di vivere barricati. Non vogliamo sentirci prigionieri in casa nostra, ma padroni. Vogliamo poter stare tranquilli, senza essere costretti a pensare di doverci difendere con le armi. Ci dispiace per quei territori che da tempo convivono con questo tipo di incursioni, ma noi non intendiamo rassegnarci a quella che potremmo definire una strategia della tensione, legata ai furti. Non vogliamo cedere alla paura e non vogliamo ricorrere alle armi". L'appello è a lavorare tutti insieme per respingere questo tipo di incursioni nella nostra quotidianità: "Questo è un desiderio che viene dal cuore della comunità". L'appello che rivolgiamo a tutti - istituzioni, forze dell'ordine e cittadini - è di lavorare insieme per riportare i nostri territori a una normalità fatta di serenità, fiducia e sicurezza diffusa".
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