Verso il voto
Marco Donati (civico) e Vincenzo Ceccarelli (Pd)
Il nuovo sindaco di Arezzo uscirà dalle urne del ballottaggio lunedì 8 giugno, San Medardo, a meno che non ci sia qualcuno che nel primo turno elettorale del 24 e 25 maggio “spacchi” nei consensi - in un quadro frammentato in tre poli come in questo momento - a tal punto da ottenere oltre il 50 per cento dei voti. Difficile.
Tra le poche certezze disponibili sulle amministrative 2026, c'è almeno quella del calendario stabilito dal ministro dell'Interno Piantedosi: si va alle urne la penultima domenica di maggio e il giorno seguente; lo spareggio due settimane dopo con i primi classificati a confronto.
L'agenda elettorale dice che a fine aprile vanno presentate le liste. Ma il quadro è ancora confuso. I candidati a sindaco del centrodestra e del centrosinistra sono ancora virtuali. Anche se dei passi avanti ci sono. Il Pd alla fine ha scelto Vincenzo Ceccarelli come nome da proporre alla coalizione progressista, dove nessuno pare abbia fatto salti di gioia. Maldipancia variamente distribuiti tra Avs, Arezzo 2020, Italia Viva e Casa Progressista che con il Movimento 5 stelle formano il campo largo popolato da portabandiera come Francesco Romizi, Stefano Tenti, Paolo Peruzzi. Da qui a far saltare il banco dell'alleanza ce ne corre.
Nella riunione cruciale di mercoledì sera - assemblea comunale Pd - il nome di Franco Vaccari, che volevano in diversi, è svanito. Il presidente della Cittadella della Pace non ha dato la disponibilità nel momento in cui ha percepito che anziché unificare il partito, si sarebbe andati alla conta dei voti. La Rondine così è volata via: Vaccari era gradito anche al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani; carisma e spessore non hanno fatto la differenza.
Ceccarelli, dunque. Per la maggior parte il migliore, per altri consumato. In ogni caso ora alla prova dei fatti, col suo bagaglio. Par di capire che stia cercando un accordo con Marco Donati, il civico che sta andando avanti sul suo binario con cinque liste a supporto e un buon credito di consensi stimati. Senza intesa, il centrosinistra rischia di andare a sbattere. Lo strumento delle primarie quindi per allargare il perimetro, coinvolgere Donati, misurarsi con lui ma stringere un patto. Chi vince è il candidato, chi perde aiuta l'altro. Questo l'obiettivo, par di capire. Ma serve la disponibilità di entrambi e la prima reazione di Donati sarebbe stata freddina. Serve anche l'assenso della coalizione. Cantiere aperto.
“La gente, davvero, ci chiede di andare avanti uniti, per cambiare le cose ad Arezzo e non possiamo deludere”, dice Luciano Ralli segretario dell'unione comunale che nella nota post assemblea sottolinea “il confronto ampio, partecipato, appassionato”. Impegnati, tra lunedì e mercoledì, “116 delegati dai 16 circoli territoriali”. Un dibattito che “ha valorizzato le diverse sensibilità presenti nel Pd e che costituiscono una ricchezza quando portate a sintesi”. Ma l'urgenza è: “allargare ulteriormente la già ampia Alleanza Progressista, cogliendo tutte le opportunità di coinvolgimento delle energie civiche e politiche disponibili”.
Il riferimento è a Marco Donati. “In questo percorso - si legge nel comunicato del Pd - non viene escluso il ricorso a elezioni primarie, qualora rappresentino lo strumento più utile”. Su Ceccarelli: “Si tratta di una candidatura autorevole, individuata come la proposta politica unica ed unitaria del Partito Democratico da portare al confronto con le forze dell'Alleanza Progressista, con l'obiettivo di costruire un'alternativa credibile e competitiva all'attuale amministrazione di centrodestra e di interpretare la domanda di cambiamento presente in città”.
C'era stato chi aveva provato a chiudere l'assemblea con due nominativi - Ceccarelli e Vaccari - ma l'operazione non è riuscita. Ora si ragiona, estremo tentativo, sull'intesa con la coalizione civica. Pontieri al lavoro. Il tempo stringe.
Il centrodestra osserva il campo opposto e spera di trarre vantaggio dal macchinoso e divisivo percorso del campo largo. L'impressione è che Marcello Comanducci venga tenuto protetto, sotto l'ala di Fratelli d'Italia, in attesa che dall'altra parte sia ufficializzato il candidato. Lucia Tanti è l'alternativa, strutturata e credibile, per quanto secondo alcuni troppo omogenea con l'ultima giunta di Alessandro Ghinelli che nello stesso centrodestra ha deluso.
Detto di Marco Donati, già autocandidato sindaco, l'altro in campo è Michele Menchetti, con la Lista Indipendente. E nella sinistra radicale fermenta qualcosa.
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