Il virus
Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana
"In Toscana sono quasi novemila le persone morte durante la pandemia Covid e duecentomila in tutto il Paese. Non bisogna dimenticare". Le parole del presidente della Regione, Eugenio Giani, non cercano effetti retorici, ma restituiscono la dimensione concreta di una tragedia collettiva. Una cifra che pesa, che ancora oggi impone silenzio e riflessione. Il pensiero, sottolinea Giani, va soprattutto a chi ha vissuto gli ultimi istanti in una solitudine forzata, diventata simbolo stesso di quei mesi sospesi. "A quanti purtroppo se ne sono andati da soli, senza un’ultima mano da stringere per avere meno paura, senza avere l’ultimo saluto da cari e familiari". Un’immagine che è rimasta impressa nella memoria di un intero Paese: stanze d’ospedale chiuse, reparti isolati, ambulanze che diventavano l’ultimo passaggio verso un destino incerto. Parole pronunciate nei giorni scorsi, in occasione della giornata dedicata alle vittime della pandemia.
Il racconto non può prescindere da quella dimensione umana, spesso sacrificata sull’altare dell’emergenza sanitaria. Migliaia di persone, continua il presidente, "colpite dal virus, sono salite su un’ambulanza e ricoverate in un reparto totalmente isolato". È lì che si è consumata una delle fratture più profonde della nostra società: la distanza imposta proprio nel momento in cui la vicinanza sarebbe stata più necessaria. Oggi, a distanza di anni, si tende a parlare di pandemia come di un evento ormai superato. "La pandemia è alle spalle", riconosce Giani, ma il rischio è che con il tempo si attenui anche la consapevolezza di ciò che è accaduto. Per questo il richiamo è netto: "L’attenzione scientifica e medica è giustamente ancora alta. La lezione della pandemia non va dimenticata".
Non si tratta soltanto di memoria, ma di responsabilità. La crisi sanitaria ha messo in luce fragilità strutturali e, allo stesso tempo, ha evidenziato il valore imprescindibile del sistema pubblico. "Dobbiamo continuare a investire sulla sanità pubblica", insiste il presidente della Regione Toscana, indicando una direzione che guarda al futuro ma nasce da ciò che è stato vissuto. E accanto alle vittime, il ricordo si allarga a chi ha combattuto in prima linea: medici, infermieri, operatori sanitari, volontari della protezione civile. Donne e uomini che, spesso in condizioni estreme, hanno trasformato la paura in azione, contribuendo a salvare vite umane quando tutto sembrava crollare. Il lascito del Covid non è soltanto nei numeri o nelle cicatrici lasciate dal virus, ma nella consapevolezza collettiva che ne è derivata. Una memoria che non può permettersi di sbiadire, perché proprio da quella memoria dipende la capacità di affrontare le sfide sanitarie del futuro con maggiore preparazione, umanità e senso di comunità.
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