Abruzzo
Uno degli esemplari ucciso dalla mano dell'uomo
Un veleno maledetto e silenzioso ha attraversato i boschi del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise lasciando dietro di sé dieci lupi morti nell'arco di pochi giorni. Prima cinque esemplari nel territorio di Pescasseroli, poi altri cinque ad Alfedena. Un bilancio che ha innescato una risposta giudiziaria immediata e una mobilitazione senza precedenti fra le istituzioni ambientali.
La procura di Sulmona ha aperto un fascicolo penale per uccisione ingiustificata di animali. Il procuratore capo Luciano D'Angelo non usa mezzi termini: "Stiamo operando come se fossero state uccise delle persone". Quanto alle responsabilità, esclude la pista del singolo: "Non è opera di un cacciatore o di un pazzo. L'episodio è grave e come tale lo tratteremo".
Un branco cancellato
A preoccupare non è soltanto l'entità numerica della strage. Ad Alfedena, secondo le prime valutazioni, sarebbe stato eliminato un intero branco. "Le conseguenze dal punto di vista biologico ed ecosistemico saranno importanti", avverte il direttore del Parco, Luciano Sammarone, che definisce l'uso del veleno "l'atto più vile in assoluto: indiscriminato, non sai cosa uccidi". Oltre ai lupi, possono cadere volpi, cani da pastore, selvatici di ogni specie. Le analisi tossicologiche sono in corso. Il tipo di sostanza utilizzata sarà determinante per risalire alla provenienza e, con essa, agli autori del gesto.
Un altro degli esemplari ammazzato con il metodo più vile: il veleno
Il nodo irrisolto della convivenza
L'episodio riapre con forza un dibattito che l'Italia affronta da decenni senza trovare una sintesi stabile. Con circa 3.500 esemplari censiti, il nostro Paese ospita la popolazione di lupi più numerosa d'Europa, in un continente che ne conta complessivamente 23.000. Una presenza cresciuta in modo costante dalle Alpi alla Calabria, dopo che negli anni Settanta la specie era giunta sull'orlo dell'estinzione: meno di cento individui, confinati nelle aree montuose di Abruzzo, Romagna, Toscana e Calabria. La ripresa demografica è stata un successo della conservazione. Ma ha anche acuito le tensioni con il mondo agropastorale: ogni anno i risarcimenti per attacchi al bestiame ammontano a una cifra compresa fra i due e i tre milioni di euro. Un costo che, secondo gli esperti, potrebbe essere sensibilmente ridotto attraverso misure di prevenzione ancora troppo poco diffuse: recinzioni adeguate e cani da guardia addestrati.
La risposta delle istituzioni
Piero Genovesi, responsabile della fauna selvatica per l'Ispra, conosce bene il territorio e non nasconde la propria amarezza: "Quella è una delle aree del Paese dove più si è fatto per minimizzare i conflitti. Il Parco compensa le perdite di bestiame in tempi rapidissimi, a prezzi di mercato, anche fuori dai suoi confini". Proprio per questo, a suo avviso, quanto accaduto non può essere letto come il gesto disperato di un allevatore esasperato, ma come il frutto di "posizioni legate al mondo estremo, gente che andrebbe isolata e che spinge per forme di intervento illegali e inaccettabili". Sul fronte normativo, va ricordato che un anno fa Bruxelles ha declassato il lupo da specie particolarmente protetta a specie protetta, trasferendo alle regioni la gestione di eventuali abbattimenti, controllati e subordinati a precise condizioni. Una decisione che ha alimentato, in alcuni ambienti, aspettative di soluzioni più sbrigative.
La posta in gioco
Dietro la cronaca di una strage c'è una questione più ampia, che riguarda il modello di sviluppo dei territori montani e il rapporto fra conservazione della natura e attività economiche tradizionali. "La convivenza con il lupo è possibile - sostiene Genovesi - La strada giusta è l'alleanza con il mondo agricolo per rafforzare gli strumenti di protezione". Una posizione condivisa dal Wwf, che ricorda come il lupo "svolga un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri naturali" e che nessun conflitto economico possa giustificare atti criminali di questa portata. Le indagini sono aperte. Il Parco d'Abruzzo attende risposte. Chi uccide ne deve rispondere penalmente.
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