Mercoledì 22 Aprile 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

Arezzo

Morti in ambulanza in A1, le tre famiglie: "Revocare la patente al camionista". Guidava e si faceva video, ha patteggiato per la strage

Hanno perso i loro cari e vogliono portare davanti al tribunale le loro ragioni

Luca Serafini

22 Aprile 2026, 06:55

Strage in A1

La strage in A1 del 4 agosto 2025

Togliete la patente di guida al camionista che con la sua guida scellerata ha provocato la strage del 4 agosto costata la vita ai nostri cari: troppo poco i 3 anni di sospensione stabiliti con la sentenza, serve la revoca”. E' questa l'accorata richiesta che rivolgono ai giudici i familiari di Giulia Santoni Chiapponi, di Gianni Trappolini e di Franco Lovari, che avevano rispettivamente 22, 55 e 75 anni: le tre vittime dell'incidente stradale in A1. La giovane soccorritrice, l'autista e il paziente viaggiavano nell'ambulanza della Misericordia di Terranuova Bracciolini schiacciata come una scatoletta nella terrificante carambola provocata dal conducente del mezzo pesante, Fabio Mistò, 63 anni, che quella mattina mentre guidava il bisonte della strada si faceva dei video su TikTok.

Ha patteggiato per il reato di omicidio stradale plurimo ottenendo una pena finale di 5 anni di reclusione. E' stata applicata la legge, certo. Ma per chi ha perso un familiare, una figlia, un padre, un marito perché un veicolo è stato usato in autostrada in modo incosciente, pericoloso, non è così facile digerire il concetto che dopo 3 anni di pausa la stessa persona potrà rimettersi al volante. “E' come se ce li uccidessero una seconda volta”, commenta molto amareggiato qualcuno che valuta troppo soft le conseguenze per l'autotrasportatore. Avrebbero voluto una punizione più severa con la revoca del documento di guida. Ci sono rimasti male e tramite i loro avvocati hanno presentato un'istanza al pm Giorgio Martano affinché ricorra in Cassazione. Domani mattina, poi, i parenti delle vittime saranno davanti al tribunale di Arezzo per una forma di protesta composta, civile, ma determinata.

Una posizione comprensibile, portata avanti dall'avvocato Stella Scarnicci per i Trappolini, dall'avvocato Enrico Buoncompagni per i Lovari e dall'avvocato Veronica Barzanti per i Santoni. Il rito del patteggiamento li ha tenuti fuori dal processo con il quale l'imputato ha potuto definire la sua posizione ottenendo lo sconto di pena di un terzo. Parti offese assenti in aula, quindi, senza poter dire la loro a fronte di una condotta che per i legali poteva sconfinare dalla sfera della colpa al dolo eventuale, perché guidare un camion con una apparecchiatura nella cabina in azione per farsi video e pubblicarli, anziché stare attenti al volante, dovrebbe integrare, si obietta, una condotta criminogena grave. Reato invece colposo. Ci sarà l'assicurazione con le sue tabelle a intervenire in sede civile con i risarcimenti, anche se nulla riparerà al vuoto immenso delle perdite.

Tra l'altro, ancora non è pervenuta nessuna proposta alle famiglie. E i 2 mila euro a testa messi sul piatto dal camionista per ogni nucleo, come gesto simbolico, non sembrano ai familiari una cifra congrua per tale disastro. C'è disagio per quella che avvertono come una morbidezza di giudizio, difficile da metabolizzare. Dove va a finire il tema del “disvalore sociale” di un reato di questo tipo? Che insegnamento diamo? Che senso ha mettere cartelli di divieti di sorpasso e di velocità? E' giustizia restituire la patente dopo 3 anni a chi ha rimostrato tale superficialità e non valutazione della vita altrui mettendola a repentaglio con una guida in quelle condizioni? Le domande affollano la mente delle persone che soffrono. D'altro canto, la materia giuridica è molto tecnica, complessa e se qualcosa c'è da rivedere forse lo è in sede legislativa. Il giudice Giulia Soldini che ha ratificato il patteggiamento concordato tra l'avvocato Massimo Rabagliati per il camionista, e la procura, si è attenuta all'articolo 222 del codice della strada, decreto legislativo 1992, che prevede la sospensione fino a 4 anni, sì, ma con riduzione di un terzo in caso di patteggiamento.

E la sentenza numero 88 del 2019 della Corte costituzionale dice che la revoca può scattare solo in caso di reato aggravato dalla guida in stato di ebbrezza o da uso di stupefacenti. E questo caso specifico, con il conducente distratto dall'uso di apparecchi elettronici, esula. Probabilmente è qui che si può rilevare un vulnus nella legge. Sofferenza e interrogativi si intrecciano, mentre per il camionista dovrebbero aprirsi a breve le porte del carcere, in Piemonte dove vive. Fa volontariato, dà segnali di ravvedimento. Un po' di carcere poi l'affidamento in prova ai servizi sociali. Mentre per chi ha perso un proprio caro il fine pena è mai.

Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie