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Musica

Lucio Corsi, quanto ci manchi. Il Sanremo dell'omologazione che somiglia sempre più a una playlist algoritmica

Cosa resterà dei brani dell'Ariston 2026? L'impressione è che la risposta ci sia già: poco, molto poco

Giuseppe Silvestri

27 Febbraio 2026, 14:04

Lucio Corsi, quanto ci manchi. Il Sanremo dell'omologazione che somiglia sempre più a una playlist algoritmica

Lucio Corsi sul palco dell'Ariston nel 2025

Lucio Corsi, quanto ci manchi! Dopo le prime tre serate di Sanremo 2026 sentiamo la mancanza persino di Topo Gigio. Come la stragrande maggioranza di italiani, ci siamo inflitti il regalo della kermesse della musica italiana. Ore di televisione nella speranza che dal panorama musicale nazionale spunti qualcosa di nuovo. Macché! E' vero, l'Ariston ci ha abituato a spettacoli dove spesso la parte più noiosa è proprio quella musicale (in particolare negli ultimi 20 anni), ma stavolta l'involuzione appare più marcata del solito. E fin da ora viene da porsi una domanda. Quando si chiuderà la 76esima edizione dal punto di vista musicale cosa resterà? L'impressione è che la risposta sia già chiara: poco. Quasi nulla. Carlo Conti sta consegnando un Festival ordinato, televisivamente veloce e scorrevole. Il vero problema è la musica, un problema che purtroppo va ben oltre il palco sanremese. 

Il festival somiglia sempre più a una playlist algoritmica: ogni brano è al suo posto, ogni artista è nel suo slot, ogni serata scorre senza intoppi. E senza emozioni vere. Perfino il calo degli ascolti sembra dare ragione a chi storce il naso. Delle trenta canzoni in gara in questa edizione, quante sopravviveranno all’estate? E quante nel tempo? La risposta forse è pessimista, ma viene da scrivere "pochissime". Forse nessuna. E non per colpa degli artisti in senso assoluto, ma perché il sistema Sanremo - nella sua versione attuale - premia l’emozione da formula, il ritornello calibrato per il televoto, il testo che non disturba.

Lucio Corsi nella serata delle cover con Topo Gigio

Se c’è un nome che aleggia su questo festival come un’ombra luminosa, è quello di Lucio Corsi. L’anno scorso, dal palco dell’Ariston, il cantautore maremmano aveva stupito tutti. Era stato, in senso pieno, il protagonista dell'edizione: non il più votato, ma il più parlato, il più discusso, il più amato da chi ancora crede che la musica pop possa avere una sua dignità artistica. Il suo stile - retrò nell’estetica, nella postura, nelle citazioni glam-rock anni Settanta - era al tempo stesso profondamente personale e sorprendentemente contemporaneo. In un panorama di produzioni omologate, lui portava qualcosa di inequivocabilmente suo. Ha rappresentato quella cosa rara che un festival dovrebbe saper riconoscere e alimentare: un artista con un proprio universo. Non una canzone, non un personaggio, ma una visione. E quella visione quest’anno manca crudelmente.

Carlo Conti è bravo nel suo mestiere di presentatore e organizzatore, non c’è dubbio. Sa come si fa la televisione, sa come si tiene un palco, sa gestire la macchina Sanremo con competenza e senza particolari scivoloni, al netto di qualche gaffe involontaria come la già celebre scritta Repupplica comparsa sul ledwall durante un momento istituzionale e subito diventato meme virale, non certo per colpa sua. Da una parte il problema è la crisi della musica nel suo complesso, dall'altra probabilmente la sovrapposizione dei ruoli di presentatore e direttore artistico. Forse in questa fase storica il "selezionatore" dei brani e degli artisti dovrebbe avere un profilo diverso, più interiore alla musica che al mondo delle telecamere, magari con una formazione professionale diversa, maturata dove le note si studiano e si imparano. O forse dobbiamo semplicemente rassegnarci e omologarci. Canticchiare, aspettare un po' di gossip, commentare look, punteggi del Fantasanremo, cuoricini che si aprono e si spezzano. Sperando in un improvviso quanto rarissimo sussulto. Quello che a sorpresa ci regalò Lucio Corsi nell'edizione 2025, rara scia del Sanremo del passato, quando spuntavano anche rottura e trasgressione.

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