Televisione
Andrea Sempio stasera a Farwest
Al centro della puntata c’è Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco, che rompe il silenzio e affida alla televisione la sua versione dei fatti. Dopo l'intervista a Lo Stato delle Cose, stasera, martedì 17 marzo, in prima serata su Rai 3, a Farwest, programma condotto da Salvo Sottile, dice la sua sulle indagini e sulla morte di Chiara Poggi. Dopo il faccia a faccia con Sempio, la trasmissione si sposta sul caso della famiglia nel bosco, con un nuovo tassello nel dibattito pubblico e politico, alimentato anche dall’intervento del vicepremier Matteo Salvini. In un clima di forte tensione istituzionale, gli inviati del programma raccolgono anche la testimonianza della psicologa Valentina Garrapetta, finita al centro delle polemiche per alcuni post pubblicati sui social contro la coppia anglo-australiana coinvolta nella vicenda.
Ampio spazio viene poi dedicato a un’inchiesta sul sistema di accoglienza diffusa a Milano, dove negli ultimi due anni sono stati spesi quasi cento milioni di euro di fondi pubblici. Nella città indicata da diverse classifiche come la più esposta alla criminalità in Italia, si stimano circa 50mila immigrati irregolari, pari al 16% del totale nazionale. Le immagini raccolte mostrano tendopoli sorte anche nei pressi della stazione Centrale, simbolo evidente di una gestione che solleva interrogativi e critiche. La puntata prosegue con un nuovo sviluppo sull’indagine legata all’ospedale di Ravenna: otto medici risultano indagati con l’accusa di aver falsificato certificati a favore di migranti irregolari. Farwest annuncia la diffusione di intercettazioni ambientali e dettagli sulla decisione del gip, oltre alla testimonianza esclusiva di una vittima di violenza sessuale che denuncia l’aggressione subita da un irregolare poi tornato in libertà.
Infine, riflettori puntati su un tema particolarmente delicato come quello dei braccialetti elettronici contro la violenza sulle donne. Il recente femminicidio di Daniela Zinnanti, uccisa dall’ex compagno il 9 marzo, riporta al centro del dibattito l’efficacia di questi dispositivi, introdotti dal Ministero dell’Interno e affidati tramite appalti milionari a società private. Secondo quanto emerge, non mancano criticità e malfunzionamenti che rischiano di compromettere la sicurezza delle vittime, lasciando scoperti margini di protezione che possono trasformarsi in tragedie.
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