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Esportazioni

Arezzo capitale dell'oro, Vicenza cresce, Milano crolla: si ridisegna la mappa del potere. Affari per miliardi di euro

L'analisi delle esportazioni dei primi nove mesi del 2025: conferme e sorprese

Julie Mary Marini

15 Gennaio 2026, 05:37

Arezzo capitale dell'oro, Vicenza cresce, Milano crolla: si ridisegna la mappa del potere. Affari per miliardi di euro

Arezzo al primo posto per le esportazioni

Arezzo resta il baricentro dell’oro italiano. Nonostante un arretramento significativo, conserva saldamente il primato nazionale dell’export orafo-argentiero-gioielliero con 3.636,3 milioni di euro nei primi nove mesi del 2025, pari al 37,2% del totale italiano. Un dato che, pur segnando un calo del 31,7%, racconta ancora la centralità strutturale di un distretto che continua a pesare più di qualsiasi altro sugli equilibri del settore. Arezzo arretra, ma lo fa da una posizione di forza, mantenendo una distanza netta dai principali inseguitori. Alle sue spalle, Vicenza conferma il secondo posto e manda un segnale in controtendenza rispetto al quadro generale. Con 1.894,6 milioni di euro di export e una quota del 19,4% sul totale nazionale, il distretto veneto cresce del 5,8%, dimostrando una maggiore tenuta dei mercati e una solidità produttiva che, in questa fase, premia più della pura dimensione. È la fotografia di un sistema industriale capace di adattarsi meglio alle turbolenze internazionali.

Il terzo gradino del podio torna invece ad Alessandria, che scavalca Milano e chiude i primi nove mesi del 2025 con 1.641,9 milioni di euro di esportazioni, pari al 16,8% del totale nazionale. La crescita è robusta, +18,9%, e certifica il recupero di un territorio che beneficia di dinamiche produttive e commerciali più favorevoli rispetto ai grandi hub logistici. Non è un caso che proprio Alessandria riesca a intercettare parte dei flussi che Milano perde lungo le rotte europee. Ed è qui che il quadro cambia radicalmente. Milano scivola al quarto posto della classifica nazionale, fermandosi a 910,3 milioni di euro di export, il 9,3% del totale italiano, con un crollo del 38,9%. Un dato che pesa, soprattutto perché non riflette una crisi manifatturiera in senso stretto, ma piuttosto la fragilità di un modello fondato in larga misura su scelte logistico-commerciali. Il tracollo verso la Francia (-41,9%) e, soprattutto, verso la Svizzera (-76,2%) incide in modo determinante sul risultato complessivo. Le prime cinque destinazioni concentrano il 57,4% dell’export milanese, circa 522 milioni di euro, ma il riequilibrio geografico non è ancora sufficiente a compensare le perdite europee. Fanno eccezione gli Stati Uniti, dove il calo si limita al 5%, e soprattutto i mercati asiatici: Hong Kong +8,1% e il Giappone +32,8%, confermando un progressivo spostamento dell’asse commerciale.

Il confronto interno alla Lombardia aiuta a leggere meglio il momento di Milano. La regione mostra infatti performance estremamente differenziate, che nel complesso testimoniano la vitalità del sistema orafo manifatturiero. Varese, settima nella graduatoria nazionale, registra la crescita più brillante dell’intero panorama italiano: 254,9 milioni di euro di export, pari al 2,6% del totale, con un’impressionante variazione positiva del 269,7%. Anche Lecco, nona a livello nazionale, rafforza il proprio ruolo con 154 milioni di euro e una crescita del 34,9%. Due territori che, grazie a una base produttiva più radicata, riescono non solo a resistere ma anche a compensare il rallentamento degli snodi logistico-commerciali milanesi. Nel complesso, il settore resta fortemente concentrato. Arezzo, Vicenza, Alessandria e Milano, le prime quattro province, coprono insieme l’82,7% dell’export orafo italiano. Ma dentro questa concentrazione si stanno ridisegnando i rapporti di forza. Il primato di Arezzo rimane indiscusso, Vicenza consolida la sua posizione con una crescita misurata ma significativa, Alessandria rilancia con decisione, mentre Milano paga il prezzo di una dipendenza eccessiva dalle dinamiche dei flussi internazionali. È una mappa che non segna solo vincitori e vinti, ma racconta un settore in trasformazione, dove la capacità produttiva dei territori torna a contare più delle scorciatoie logistiche.

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