Il settore
A Vicenzaoro i dati del mercato italiano
Vicenzaoro come cartina di tornasole di un settore dell'oro e dei gioielli che cambia. Durante il salone internazionale firmato Italian Exhibition Group, Federpreziosi ha scattato una fotografia nitida – e per certi versi controintuitiva – dello stato di salute delle gioiellerie italiane. Il dato che colpisce di più è il fatturato: nel 2025 il giro d’affari complessivo delle gioiellerie tricolori viene stimato in circa 7,4 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente. Una dinamica che non nasce tanto da un boom dei volumi di vendita, quanto dall’effetto trascinamento dell’aumento delle materie prime, in primis ovviamente l’oro. In altre parole: il mercato regge, ma lo fa in un contesto di prezzi più alti, che gonfiano i ricavi nominali e ridisegnano le strategie commerciali degli operatori. A cambiare non è soltanto il valore del mercato, ma anche la sua struttura. A fine 2025 in Italia risultavano attive 11.842 gioiellerie, in calo rispetto all’anno precedente. Un arretramento che Federpreziosi non legge come un segnale di crisi della domanda, bensì come l’esito di un processo di razionalizzazione e stabilizzazione del tessuto imprenditoriale. Meno insegne, ma mediamente più solide, più organizzate, più orientate a concentrare competenze e investimenti.
Meno gioiellerie e meno addetti, ma fatturato più alto
Lo stesso schema si riflette sull’occupazione. Anche gli addetti del settore, 30.600 a fine 2025, diminuiscono ma in misura meno marcata rispetto al numero delle imprese. Il lavoro tende a concentrarsi, le strutture diventano più compatte, la gestione più efficiente. È una trasformazione silenziosa, che non fa rumore come una crisi conclamata, ma che racconta un settore costretto a ripensarsi per restare competitivo in un contesto di costi crescenti e consumi più selettivi. Questi numeri sono stati presentati da Federpreziosi durante l’incontro dal titolo provocatorio Perché gli italiani non comprano gioielli, andato in scena a Vicenzaoro. A moderare il confronto è stato Steven Tranquilli, direttore di Federpreziosi Confcommercio. Sono intervenuti Stefano Andreis, presidente di Federpreziosi Confcommercio, PierLuigi Ascani, presidente di Format Research, e diversi operatori del settore, offrendo una lettura articolata di un mercato che non è in declino, ma che sta attraversando una fase di assestamento profondo.
Accanto alla dimensione economica, Vicenzaoro ha acceso i riflettori anche sull’eccellenza creativa e manifatturiera con la prima edizione dei Vo Awards, il riconoscimento ufficiale della manifestazione promosso da Italian Exhibition Group. Una cerimonia che si è svolta al Teatro Palladio e che ha voluto celebrare non solo il prodotto finito, ma l’intero ecosistema che lo rende possibile: design, innovazione, sostenibilità, filiera produttiva. Otto i premi assegnati, frutto del lavoro di una giuria tecnica composta da esperti del settore e affiancata dal voto di buyer e visitatori. Per la categoria Best in Icon – One of a Kind Jewellery è stato premiato Alessio Boschi con l’Anello Jubilee; Best in Icon – High End Jewellery a Cammilli Firenze con l’Hypnose Ring; Best in Look – Fashion Jewellery a Mesh per l’Anello Lisa – The Knot Edit; Best in Look – Fine Jewellery a Marcela Salvador con la Collana Ciuri; Best in Creation – Gold Manufacturing a D’Orica per la Collana Ely Torchon 0141; Best in Creation – Silver Manufacturing ad Aurum con l’Anello Argento 960; Best in Special – Chain a Better Silver con Tennis Fine Precision; Best in Special – Young (Under 30) a Plah per i Guacamaya Earrings. Durante l’evento Matteo Farsura, responsabile delle fiere orafe di Ieg, ha sintetizzato il senso dell’iniziativa con parole che suonano come un manifesto: "I Vo Awards nascono come progetto profondamente identitario per Vicenzaoro. Un riconoscimento che considera il gioiello come sintesi di prodotto, processo, innovazione e saper fare artigiano. Celebriamo le persone e le filiere che rendono possibile l’eccellenza del nostro settore".
I vincitori del Vo Awards 2026
Messe insieme, le due narrazioni – quella dei numeri e quella dei premi – raccontano lo stesso cambiamento da angolazioni diverse. Da un lato un comparto che cresce in valore ma si restringe in numero di imprese, segno di una selezione naturale e di una maggiore concentrazione. Dall’altro un sistema che investe in qualità, identità e riconoscimento pubblico del merito, cercando nuove leve per attrarre consumatori sempre più attenti non solo al prezzo, ma alla storia, alla sostenibilità e all’unicità del prodotto. Vicenzaoro, ancora una volta, si conferma così non solo una fondamentale vetrina commerciale, ma un laboratorio culturale del gioiello italiano: il luogo in cui si misurano le tensioni del presente e si intravedono le traiettorie future di un settore che, pur tra molte sfide, continua a essere uno dei simboli più forti del made in Italy.
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