Non si diventa il volto di una delle aziende italiane del tartufo per caso, né solo per eredità. Silvia Cecchini è arrivata alla guida di Tartufi Jimmy attraversando una traiettoria che tiene insieme lutto familiare, responsabilità improvvisa e una scelta netta: trasformare una storia artigianale umbra in un’impresa globale senza snaturarne l’anima. Oggi, nel suo ruolo di amministratrice delegata, rappresenta una nuova generazione di imprenditoria italiana capace di parlare al mercato internazionale restando profondamente radicata nella terra da cui tutto è nato. Ed è lei l'ultimo boss in incognito della stagione.
La sua figura è emersa all’attenzione del grande pubblico proprio quando ha accettato di partecipare al programma condotto da Elettra Lamborghini, entrando in fabbrica sotto mentite spoglie, lavorando fianco a fianco con i dipendenti, osservando senza filtri dinamiche, fatiche e orgoglio di chi ogni giorno trasforma un prodotto fragile e prezioso come il tartufo in un’eccellenza esportata in decine di Paesi. Ma ridurre Silvia Cecchini a un volto sarebbe un errore profondo. Prima delle telecamere, c’è una donna che ha raccolto l’eredità di un padre carismatico, Giovannino Jimmy Cecchini, fondatore dell’azienda, e ha scelto di governare la complessità di un’impresa in crescita senza rifugiarsi nel mito della tradizione come alibi.
Tartufi Jimmy, Una vera e propria azienda di famiglia
La sua storia è inseparabile da quella di Tartufi Jimmy. Fondata nel 1980 in Umbria, l’azienda nasce dall’esperienza diretta nella cerca e nel commercio del tartufo, in un territorio – quello dell’Alta Valle del Tevere – che da secoli convive con questo fungo ipogeo tanto celebrato quanto difficile da gestire. Con il tempo, l’impresa ha compiuto il passaggio cruciale dalla vendita del prodotto fresco alla trasformazione industriale di alta qualità, costruendo una filiera strutturata, controllata e riconoscibile. È su questa evoluzione che Silvia Cecchini ha innestato la propria visione manageriale, fatta di organizzazione, internazionalizzazione e attenzione costante alle persone. Inizialmente, infatti, il core business era prettamente orientato alla commercializzazione del tartufo fresco, grazie a una rete di oltre 400 cavatori in tutto il Paese.
L'azienda ha poi saputo rispondere alla richiesta dei mercati, creando il laboratorio per la realizzazione dei prodotti conservati di tartufo. In quel momento iniziarono i primi contatti con i Paesi stranieri e Andrea entrò a fare parte dell'azienda di famiglia. Giovannino e Daniela decidono di investire proprio su Andrea, credendo alla sua visione, affidandogli responsabilità sempre maggiori. A completare il disegno è stato l'arrivo della seconda genita, Silvia.

Il fondatore Giovannino Jimmy Cecchini
Quando affianca il fratello Andrea, Tartufi Jimmy non è più una realtà locale, ma una struttura con centinaia di referenze, decine di mercati esteri e una capacità produttiva che impone scelte strategiche quotidiane. Cecchini non eredita soltanto un marchio: eredita un equilibrio delicato tra artigianalità e industria, tra racconto del territorio e numeri di bilancio. La sua risposta è una leadership che rifiuta la distanza, che considera il capitale umano una leva competitiva e non un costo, e che mantiene l’Umbria non come semplice etichetta di marketing, ma come matrice identitaria del prodotto.
Il tartufo, nella narrazione aziendale che Silvia Cecchini porta avanti, non è mai un lusso astratto. È un elemento vivo, legato a stagionalità, ambiente, conoscenze tramandate e rispetto della terra. Per questo Tartufi Jimmy insiste sul rapporto con il territorio, sulla tracciabilità e sulla valorizzazione di un sapere che nasce nei boschi e arriva sulle tavole di oltre novanta Paesi. È qui che la manager umbra mostra la sua cifra più riconoscibile: rendere compatibili globalizzazione e autenticità, senza che l’una divori l’altra. E l'azienda? Con sede a Pietralunga, in provincia di Perugia, garantisce occupazione a 120 persone ed è nelle condizioni di lavorare dieci tonnellate di tartufo al mese, fatturando 36 milioni di euro l'anno.

La manager Silvia Cecchini
Silvia Cecchini resta una figura riservata sul piano personale, lontana dall’esposizione biografica che spesso accompagna il successo. Non esistono interviste in cui la vita privata diventi racconto pubblico, né narrazioni costruite per alimentare il personaggio. La sua centralità è tutta professionale, misurata sulla crescita dell’azienda, sulla solidità del marchio e sulla capacità di attraversare mercati complessi mantenendo coerenza. In un settore spesso schiacciato tra folklore e marketing, la sua storia racconta qualcosa di diverso: il passaggio generazionale come atto di responsabilità, non come semplice continuità. E forse è proprio questo che rende Silvia Cecchini una figura oggi osservata con attenzione: perché nel suo percorso si riflette una domanda più ampia sull’impresa italiana contemporanea, chiamata a crescere senza perdere se stessa.