L'analisi
In provincia di Arezzo tasso elevato per gli infortuni sul lavoro
In Toscana il lavoro funziona. Sul fronte dell'occupazione la regione registra i tassi più alti del Paese. E vale anche per i giovani: disoccupazione quasi dimezzata rispetto alla media nazionale. Sul fronte dell'incolumità fisica, c'è un'anomalia che purtroppo i numeri rendono difficile da ignorare. La provincia di Arezzo è quella dove lavorare costa più caro in termini di infortuni. Dati certificati dall'Istituto Nazionale di Statistica (Istat). Il Rapporto BesT 2025 (con cui Istat misura il Benessere Equo e Sostenibile dei territori), pubblicato a dicembre 2025, posiziona Arezzo, insieme a Massa-Carrara, ai vertici negativi della classifica regionale per infortuni gravi sul lavoro. Il tasso degli incidenti mortali o con inabilità permanente si attesta intorno a 20 casi ogni 10.000 occupati, contro una media toscana di 14,4 e una nazionale di circa 11. Un valore quasi doppio, dunque, rispetto al dato italiano.
Quello che rende il dato ancora più rilevante è il contesto in cui si inserisce. Arezzo non è una provincia con un mercato del lavoro debole o disorganizzato. Al contrario. Sempre secondo il Rapporto la quota di giornate effettivamente lavorate e retribuite durante l'anno dai dipendenti assicurati Inps raggiunge in provincia l'82,9% del tempo teoricamente lavorabile, il valore più alto di tutta la regione. Nessun'altra provincia toscana registra una percentuale simile. A titolo di confronto Livorno si ferma al 75,5%, Grosseto al 72,3%. In altre parole, gli aretini lavorano più dei corregionali in termini di giornate effettive. E allo stesso tempo sono quelli che si infortunano in modo più grave. Alta intensità dell'impegno e alto rischio fisico convivono nello stesso territorio.
Per comprendere il dato sugli infortuni, è necessario guardare alla struttura economica della provincia. Arezzo ha una tradizione manifatturiera e artigianale profonda: oreficeria, moda, lavorazione dei metalli, costruzioni. Settori che, per loro natura, espongono i lavoratori a rischi fisici maggiori rispetto ai comparti dei servizi o dell'amministrazione. A livello nazionale, secondo la Relazione Annuale Inail (dato 2023, l'ultima edizione con dati provinciali consolidati, aggiornata al 30 aprile 2024) i settori con il più elevato numero di decessi in occasione di lavoro sono le costruzioni (176 casi), il trasporto e magazzinaggio (125) e il comparto manifatturiero (111). Sono esattamente i comparti con maggiore presenza nel tessuto produttivo del territorio. Non è un caso che la provincia di Arezzo figuri tra le prime dieci in Italia per peso dell'artigianato sull'occupazione complessiva, con il 24,8% degli addetti impiegati in imprese artigiane, secondo il 20° Rapporto annuale di Confartigianato.
Sempre troppi gli incidenti sul lavoro
Va anche ribadito che la Toscana nel suo complesso non è una regione a basso rischio per la sicurezza sul lavoro. Il Rapporto Istat indica che la regione registra un tasso di infortuni mortali e con inabilità permanente di 14,4 per 10.000 occupati (come scritto sopra), peggiore di 2,5 punti rispetto alla media del Centro Italia e di 3,4 punti rispetto a quella nazionale, che si attesta intorno agli 11 casi ogni 10.000. È quindi la Toscana nel suo insieme ad avere un problema, ma all'interno della regione il divario tra province è marcato. Il dato di Arezzo e Massa-Carrara si discosta significativamente dal resto della regione. Province come Siena, Firenze e Pisa si collocano su valori molto più contenuti.
Gli open data dell'Inail, permettono di consultare le denunce di infortunio per provincia, settore e anno. I dati aggregati per il 2023 (annualità consolidata a livello provinciale) confermano che il comparto manifatturiero e le costruzioni sono i principali ambiti di rischio in tutto il Centro Italia. A livello nazionale, nel 2023 le denunce di infortunio sono state 590.215, con 1.147 casi mortali, in calo del 9,5% rispetto al 2022. Il calo è però in parte artificiale, perché gran parte della riduzione è spiegata dalla drastica diminuzione degli infortuni per l'epidemia da Covid 19. Al netto dei contagi, la riduzione degli infortuni tradizionali è stata di appena lo 0,6%.
I dati restituiscono un ritratto complesso dal punto di vista del lavoro. Da un lato, una delle province italiane con il minor tasso di inattività (tra le quattro in Italia con meno del 25% di popolazione inattiva, secondo dati Istat) e con le giornate lavorate più alte di tutta la Toscana. Dall'altro, il territorio regionale con la maggiore incidenza di infortuni gravi. La domanda che i numeri spingono a porre agli amministratori locali, alle associazioni di categoria e ai sindacati è diretta: a fronte di una struttura produttiva che per sua natura espone i lavoratori a rischi fisici più elevati, le politiche di prevenzione e i controlli ispettivi sono adeguati? Si potrebbe fare meglio? Il Rapporto Istat BesT misura il benessere dei territori, non solo la loro ricchezza. Su quasi tutti gli indicatori Arezzo si colloca in posizione ottima o comunque positiva. Quello sugli infortuni è l'eccezione più netta e la più difficile da giustificare. Un territorio che registra il primato regionale nelle giornate lavorate ha tutte le ragioni per ambire anche al primato nella sicurezza di chi quelle giornate le vive.
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