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L'operazione

La truffa dei furbetti: pentole, materassi, cuscini e lenzuola per beffare 1.200 anziane. Con i soldi si regalavano auto di lusso e abiti firmati

L'organizzazione è stata disarticolata dalla Guardia di Finanza: dopo una complessa indagine sono scattate le manette

Julie Mary Marini

22 Gennaio 2026, 06:01

La truffa dei furbetti: pentole, materassi, cuscini e lenzuola per beffare 1.200 anziane. Con i soldi si regalavano auto di lusso e abiti firmati

Una ricostruzione di fantasia di ciò che accadeva: anziana beffata e costretta a comprare. Banda smantellata dalla Finanza

Arezzo. In un appartamento qualunque, una porta si apre. Due venditori ben vestiti vengono accolti da una pensionata che in pochi minuti viene convinta di avere un obbligo che in realtà non esiste. È uno degli episodi che ha acceso i riflettori su un sistema organizzato di truffe ed estorsioni ai danni degli anziani, un meccanismo che si è ripetuto decine e decine di volte praticamente in tutta Italia. La Guardia di Finanza ha scoperto i furbetti dopo aver osservato a lungo movimenti sospetti nella movida del lusso e disarticolato un’associazione a delinquere radicata nel Padovano ma attiva in decine di province italiane, specializzata in estorsioni e truffe a donne anziane. Dieci le persone denunciate alla Procura di Padova; cinque, domiciliate nel territorio padovano, sono state raggiunte da misure cautelari personali: il presunto capo in carcere, due complici agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, altri due con obbligo di dimora, divieto di uscire dal comune nelle ore notturne e obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Contestualmente è scattato un maxi sequestro preventivo da 2,5 milioni di euro. Nel mirino sono finiti immobili, conti correnti, cassette di sicurezza, disponibilità finanziarie, denaro contante, autovetture e beni di lusso: orologi, gioielli, capi d’abbigliamento firmati, accessori di alta moda. Un patrimonio che racconta meglio di qualsiasi intercettazione lo stile di vita dei principali indagati. L’operazione, coordinata dalla Procura, ha impegnato oltre settanta militari del Comando provinciale di Padova, con il supporto dei reparti competenti nei vari territori.

La svolta investigativa nasce mesi prima, quasi per caso, durante un ordinario controllo economico del territorio. Gli uomini delle Fiamme Gialle notano alcuni padovani frequentare abitualmente locali esclusivi della movida a bordo di auto di lusso. Ferrari, Lamborghini, Bentley, Porsche a noleggio, ristoranti raffinati, vacanze da sogno. Un tenore di vita che stride con i redditi dichiarati e con l’attività ufficiale di una società di vendite porta a porta, formalmente amministrata dagli stessi soggetti. Gli accertamenti fanno emergere incongruenze fiscali evidenti e una clientela quanto meno sospetta: quasi interamente composta da donne ultrasessantenni. Da qui partono le prime testimonianze, poi le denunce, che svelano il meccanismo. Squadre di venditori, molti dei quali con precedenti, battevano sistematicamente zone già selezionate, dove sapevano di trovare anziani soli, pensionati, casalinghe vulnerabili. Con modi affabili riuscivano a entrare nelle abitazioni e a sostenere che, in virtù di vecchi contratti firmati anni prima con altre imprese, le vittime fossero obbligate ad acquistare nuovi prodotti. Il catalogo era sempre lo stesso: ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi elettromedicali di magnetoterapia. Articoli presentati come eccellenti ma in realtà di scarso valore, venduti a prezzi compresi tra i 5.000 e i 7.000 euro. Per chi viveva con la pensione minima, l’unica via era il finanziamento con società di credito al consumo. In molti casi i venditori tornavano dopo qualche mese, soprattutto dalle vittime più fragili, imponendo nuovi acquisti e rimodulando i prestiti, che crescevano in importo e durata.

Emblematico il caso di una donna del Padovano: quattro visite in tre anni, 22.000 euro di prodotti acquistati e altri 3.000 di interessi, con un finanziamento allungato fino al 2030. Se qualcuno provava a opporsi, scattava la minaccia: azioni legali inventate, obblighi contrattuali inesistenti, finte telefonate con presunti dirigenti delle aziende per rendere credibile la pressione. Per gli inquirenti è qui che la truffa si trasforma in estorsione. Nel frattempo i profitti scorrevano senza freni. Ricarichi fino all’800 per cento sui prodotti e provvigioni riconosciute dalle finanziarie per ogni credito concesso. Denaro reinvestito in abiti delle grandi maison, accessori di lusso, ristoranti stellati, supercar esibite nella notte padovana. Al centro dell’indagine anche una società di vendite porta a porta con sede legale nel Veneziano e base operativa nell’hinterland di Padova. Acquisizioni documentali sono avvenute a Roma, Treviso, Mantova e Lecce, in società ritenute conniventi nel trasferirsi tra loro gli elenchi delle potenziali vittime, in un vero e proprio scambio di anagrafiche della fragilità. Il bilancio finale racconta la portata nazionale del sistema: oltre 1.200 le vittime individuate in tutta Italia, da Padova ad Alessandria, da Ancona ad Arezzo, da Firenze a Milano, da Torino a Venezia, passando per decine di province. 

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