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Sanità

Cure palliative domiciliari e supporto ai caregiver familiari: premio al progetto che si prende cura di chi cura

L'esercito invisibile dei parenti che seguono i malati più fragili

Julie Mary Marini

16 Marzo 2026, 23:50

Concetta Liberatore

Concetta Liberatore, ideatrice del progetto e coordinatrice della Rete Aziendale di Cure Palliative

C'è un esercito invisibile che ogni giorno si prende cura dei malati più fragili: sono i caregiver familiari. Figli, coniugi, fratelli che scelgono, spesso poter scegliere davvero, di diventare il pilastro dell'assistenza a domicilio. A loro, troppo spesso lasciati soli, guarda il progetto PC³, Prendiamoci cura di chi si prende cura, nato nell'ambito delle cure palliative della Zona Distretto Valdichiana Aretina. L'iniziativa ha appena ricevuto il quinto premio ex aequo al Premio Nazionale Persona e Comunità XII edizione, promosso dal Centro Studi Cultura e Società di Torino. Un riconoscimento che premia non solo un'idea, ma un modello di cura costruito nel tempo da Asl Toscana Sud Est, Calcit Valdichiana e Cooperativa Sociale Polis.

Un sostegno concreto
Il progetto PC³ nasce da una consapevolezza semplice quanto spesso trascurata: chi assiste un familiare malato non ha bisogno solo di informazioni sanitarie. Ha bisogno di essere sollevato, ascoltato, accompagnato. Per questo il progetto mette a disposizione dei caregiver tre strumenti integrati: il sollievo domiciliare, per permettere una pausa a chi assiste, l'accompagnamento relazionale e il supporto psicologico. Il tutto si inserisce nei percorsi di presa in carico delle cure palliative territoriali, con l'obiettivo di rafforzare quella continuità assistenziale tra ospedale e domicilio che fa la differenza nella qualità della vita, e della sua fine, dei pazienti in fase avanzata di malattia.

L'ideatrice
“Questo riconoscimento premia un lavoro costruito nel tempo insieme ai professionisti della rete territoriale, ai medici di medicina generale e alle associazioni di volontariato”, spiega Concetta Liberatore, ideatrice del progetto e coordinatrice della Rete Aziendale di Cure Palliative (Racp). “Il progetto PC³ nasce proprio con l’obiettivo di non lasciare soli i caregiver e di rafforzare la rete di prossimità attorno alle famiglie”. Sul valore della rete territoriale insiste anche Massimiliano Cancellieri, presidente del Calcit Valdichiana: “Per noi sostenere questo progetto ha significato contribuire concretamente a migliorare la qualità dell’assistenza a casa dei pazienti e delle loro famiglie. È il risultato di una comunità che sceglie di prendersi cura delle persone più fragili, affiancando il lavoro dei professionisti sanitari”.

Un modello replicabile
Un tassello fondamentale del progetto è la Centrale Operativa Territoriale (Cot), che coordina l’attivazione dei servizi domiciliari e garantisce la tempestività nella presa in carico. Intorno a questo perno si snoda una collaborazione che coinvolge la medicina generale, la rete di cure palliative e il volontariato organizzato, tre soggetti che, quando lavorano insieme, riescono a garantire prossimità ed equità nell’accesso ai servizi. L’esperienza è pienamente in linea con i principi della Legge 38/2010, che tutela il diritto alle cure palliative e alla terapia del dolore, e che rappresenta ancora oggi uno dei riferimenti normativi più avanzati in Europa in questo ambito.

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