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Arezzo

Tre vigili del fuoco morti per glioblastoma, la Cgil: "Lo Stato nega la causa di servizio ma non è fatalità: serve studio su esposizione ai Pfas"

Il caso delle sostanze tossiche presenti nei dispositivi di protezione dei pompieri e nelle schiume

Alessandro Cherubini

23 Marzo 2026, 08:39

Pfas

I familiari dei vigili morti ricevuti dal comandante

Vigili del fuoco morti per glioblastoma (micidiale forma di tumore al cervello): lo Stato nega la causa di servizio. Lo rende noto la Fp (funzione pubblica) della Cgil che si dichiara a fianco delle famiglie, in difesa dei lavoratori e della loro salute. La vicenda è quella relativa alla gravissima patologia e alle connessioni che vi sarebbero con dispositivi utilizzati dai pompieri e schiume, nello svolgimento del loro lavoro.

"Sono morti a causa di un glioblastoma di IV grado. Sono i vigili del fuoco Maurizio Ponti, Mario Marraghini e, adesso, Antonio Ralli. Lo Stato ha respinto la 'causa di servizio'. Come dire che hanno perso la vita per una fatalità".

“Siamo addolorati per la famiglia e preoccupati per tutti i vigili del fuoco – commenta la dirigente Fp Cgil di Arezzo, Gabriella Petteruti -. Il diniego della causa di servizio rappresenta una ferita aperta non solo per i familiari ma per tutto il Corpo. A destare maggiore inquietudine sono le motivazioni addotte per il rigetto: si nega il riconoscimento del sacrificio di un lavoratore sostenendo che l'incidenza di patologie in una specifica area non possa tradursi automaticamente in un nesso causale senza "studi epidemiologici di conferma".

Secondo la Cgil, "è un paradosso inaccettabile. Lo Stato rigetta le tutele ai propri servitori lamentando l'assenza di studi che esso stesso ha il dovere di promuovere e finanziare. Non si può scaricare sulle spalle dei familiari l’onere di una prova scientifica che solo un’indagine epidemiologica nazionale e sistematica può fornire".

Le morti di Antonio Ralli, Maurizio Ponti e Mario Marraghini, colleghi uniti dallo stesso tragico destino a breve distanza di tempo, non possono essere derubricate a mere fatalità, insiste il sindacato. "Come Fp Cgil ribadiamo con forza che è inderogabile l'avvio di massicce campagne di biomonitoraggio e di campionamento ambientale su larga scala".

Giancarlo Gori, Coordinatore dei VVF della Fp Toscana, chiederà di agire su due fronti paralleli e complementari.

“Il primo dovrà essere il biomonitoraggio del personale per accertare la presenza di PFAS e altre sostanze cancerogene nel sangue e nelle matrici biologiche dei lavoratori. Il secondo è il campionamento ambientale e tecnico per verificare la presenza di questi inquinanti nei luoghi di lavoro, sui mezzi e, soprattutto, nei dispositivi di protezione individuale e nelle schiume estinguenti. Solo l’incrocio di questi dati permetterà di stabilire in via definitiva il nesso eziologico tra l’esposizione professionale e l’insorgenza di patologie neoplastiche. La scienza ci dice già che i Vigili del Fuoco sono esposti a un cocktail di sostanze tossiche e 'perenni' come i PFAS; ora spetta alle istituzioni tradurre questa evidenza in prevenzione e diritto alla cura”.

Petteruti e Gori concludono sottolineando che la Fp Cgil "continuerà a lottare affinché il rischio chimico e cancerogeno sia pienamente riconosciuto nel Documento di valutazione dei rischi e affinché queste patologie vengano tabellate dall'INAIL. Lo dobbiamo ad Antonio, a Maurizio, a Mario e a tutti i Vigili del Fuoco che ogni giorno difendono la collettività. La salute di chi ci protegge non può essere un costo da tagliare o un dato statistico da ignorare”.

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