I mercati
Oro e gioielli restano un grande sogno per donne e uomini (Foto IA)
L’impatto delle quotazioni dell'oro e i cambiamenti strutturali dell’export, con particolare attenzione alle "anomalie" del mercato turco e alla crescita dell’hub degli Emirati Arabi, rappresentano oggi due delle principali chiavi di lettura per comprendere l’evoluzione recente del comparto orafo-gioielliero, sempre stando al documento sul settore orafo-argentiero-gioielliero dell'Area Studi di Mediobanca (qui l'articolo precedente). Il panorama globale della gioielleria sta attraversando una fase di profonda trasformazione, influenzata da una volatilità senza precedenti dei prezzi delle materie prime e da uno spostamento dei baricentri commerciali che ridisegna equilibri consolidati da decenni. L'oro, in particolare, ha vissuto un 2025 record, aggiornando oltre 50 massimi storici e chiudendo l'anno con un rendimento del +67%. Un risultato eccezionale, che va ben oltre la dimensione speculativa e che riflette una combinazione di fattori macroeconomici ormai noti: tensioni geopolitiche persistenti, indebolimento strutturale del dollaro e una domanda costante da parte delle banche centrali, sempre più orientate a rafforzare le proprie riserve auree come strumento di stabilità e protezione, come ormai è stato detto e ripetuto. Chiuso un 2025 incredibile, ha continuato a salire anche in questo avvio di 2026.
L’impatto sui bilanci: la gestione del magazzino
Per i produttori italiani, l'esplosione dei prezzi dell'oro non è solo un dato macroeconomico o finanziario, ma una sfida operativa che incide direttamente sulle scelte industriali e sulla struttura dei bilanci. Le rimanenze di materie prime nei magazzini dei 101 maggiori player del settore sono cresciute dell'11,8% nel 2024, riflettendo in modo quasi meccanico il rincaro dei metalli preziosi e l’effetto prezzo più che un aumento dei volumi fisici. Rimanenze che ammontano, su base aggregata, a circa 2,8 miliardi di euro (+12,0%), un livello che richiede una gestione sempre più attenta del capitale immobilizzato. Rispetto al 2023 le rimanenze sono cresciute del 4,2%, le materie prime dell’11,8% e i prodotti in corso di lavorazione sono complessivamente diminuiti del 9,8%, segnalando una chiara volontà di ridurre i cicli produttivi e contenere l’esposizione al rischio di prezzo. Dinamiche che rispondono a logiche di gestione del rischio e di efficientamento del capitale circolante, tipiche di settori industriali fortemente esposti alle oscillazioni delle materie prime e alla variabilità della domanda internazionale. Anche l'argento ha seguito una traiettoria simile, crescendo con un tasso medio annuo del 16,3% tra il 2019 e il 2025, contribuendo ad aumentare la complessità della pianificazione produttiva e a comprimere ulteriormente i margini operativi. In questo contesto, la solidità finanziaria e la capacità organizzativa delle imprese diventano un fattore discriminante.
La grande qualità continua a spingere le produzioni italiane
Export: tra l’exploit del 2024 e la correzione del 2025
Sul fronte del commercio estero, l'Italia ha dimostrato negli ultimi anni una straordinaria capacità competitiva, passando dal 5,8% del commercio mondiale nel 2015 all'11,2% nel 2024, superando competitor storici come la Svizzera, tradizionale hub dei beni di lusso francesi e paese di transito di prodotti orafi, e l'India, forte di una base produttiva estesa. Tuttavia, gran parte della performance del 2024 è stata definita anomala dagli stessi operatori di settore a causa del boom delle esportazioni verso la Turchia (+468,7%), un fenomeno legato più a dinamiche finanziarie e di arbitraggio che a una reale crescita della domanda finale.
I primi nove mesi del 2025 hanno infatti visto una correzione fisiologica, con una flessione dell’export totale del 15,2%, dovuta quasi interamente al crollo del mercato turco (-52,2%). Una contrazione che, letta al netto di quell’episodio, restituisce un quadro più equilibrato e meno preoccupante. Nel complesso il risultato conferma la capacità del Made in Italy di valorizzare design, qualità e posizionamento nell’alto di gamma, elementi che continuano a rappresentare un vantaggio competitivo strutturale.
La sfida resta globale e sempre più complessa
Nuovi protagonisti globali
Tra il 2015 e il 2024 il commercio mondiale di articoli personali di oreficeria è salito da 97 miliardi di euro a oltre 130 miliardi di euro, segnando una crescita significativa nonostante crisi geopolitiche, pandemie e rallentamenti ciclici. Mentre la Cina perde progressivamente terreno, scendendo dal 23,5% al 15,7% del mercato globale, emergono nuovi hub internazionali capaci di attrarre flussi commerciali e investimenti. Gli Emirati Arabi Uniti si sono consolidati come una piattaforma logistica e fiscale fondamentale, grazie a infrastrutture avanzate, regimi doganali favorevoli e una posizione strategica tra Europa, Asia e Africa.
Parallelamente, Turchia e Sud-Est asiatico continuano a guadagnare quote di mercato facendo leva sulla competitività manifatturiera e su costi di produzione più contenuti. Per l'Italia, segnali incoraggianti nel 2025 arrivano da Regno Unito, Spagna, Giappone e Cina, mentre le vendite verso gli Stati Uniti mostrano un rallentamento, seppur meno grave di quanto inizialmente temuto. Nonostante le turbolenze, l'Italia mantiene un ruolo centrale nello scenario globale. Il settore conta ancora su oltre 6.800 società attive, con una forza lavoro di circa 34.000 addetti, a testimonianza di un tessuto produttivo diffuso e resiliente. La capacità di coniugare tecniche artigianali antiche con l’innovazione tecnologica rimane il vero vantaggio competitivo contro la crescente concorrenza internazionale. Ancora una volta è la parola qualità a rimbalzare con decisione, indicando la strada verso il futuro dell'intero comparto.
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